L’EP firmato ‘Ka’: ermetico e solitario

KA_EPCi sono cose che le parole non possono raccontare. Ed è in quel preciso istante in cui lo si realizza che si decide di affidarsi alla musica fatta di soli suoni. Nessuna voce, nessun testo da interpretare. Solo melodie da rendere proprie.

Questo è stato il mio primo pensiero all’ascolto del flusso dei Ka, duo sperimentale di Pescara con sede attuale a Bologna. Un flusso melodico e ruvido insieme.
I Ka definiscono il loro genere come Experimental // Slowtempo Noise // Ambient // Free Impro // Sound Research, ma da buona amante della concretezza e delle parole, cercherò di descrivere la loro ricerca espressiva.

I suoni sono abrasivi, massicci e possenti. Le linee di basso sono ossessive e psicotiche, a tratti distorte. Atmosfere cupe si lasciano intravedere, scandite da ritmi funerei. Le melodie sono eteree e sospese mentre evocano paesaggi sonori opachi e indefiniti.

Ka è un flusso a basse frequenze: è ombra e ciò che essa stessa nasconde, è ciò che anela alla luce. È la terra umida sotto i piedi, è la realtà che ti schiaffeggia con tutta la sua forza. Oltre e insieme a tutto questo è anche la ricerca. La ricerca di un modo per uscirne? Sperimentazione, distorsioni e psichedelica per dar voce ai chiaroscuri esistenziali che attendono di essere compresi.

Giacomo Guidetti e Daniele Di Girolamo iniziano nel maggio del 2013 la loro carriera musicale. Per loro la musica non è che un medium espressivo in cui scandagliare l’inconscio e lasciare spazio all’istinto. Questo è il motivo per cui molto è lasciato all’improvvisazione, sia in fase compositiva che durante i live. Intere sessioni di pura ricerca espressiva. L’identità sonora del duo viene scolpita grazie all’influenza di gruppi come Zu, Tool, Master Musicians of Bukkake, Isis e Sigur Ròs.

Nel dicembre 2014 i Ka creano il loro primo EP, Forze compatibili con enfasi opposte.
Tre tracce fatte di percussioni tribali ed echi onirici, come se fossero un’inevitabile manifestazione di disagio.
Il brano omonimo è inizialmente lento e riflessivo, ma diventa ruvido, con tonfi sordi e definiti. Poi arriva Metempsicosi, ovvero una continua migrazione di anime incapaci di acquietarsi. Un pezzo mistico e tagliente. Infine è il turno di A.M.: una sintesi perfetta di stoner e ambient. La miglior colonna sonora per le vostre peggiori inquietudini.

Abbiamo tutti dei mostri sotto il letto ma i Ka, oltre ad averne preso consapevolezza, hanno ceduto loro la ‘non-parola’. A noi di Brainstorming sembra che siano sulla strada giusta nella ricerca. E a voi?

Francesca Pani
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