Organizzare una trasferta in 48 ore? Si può!

trasfertaSe state pensando che andare ad un concerto organizzando una trasferta last minute sia impossibile, vi dovrete ricredere! E’ sicuramente un’idea folle, piena di rischi ed ansie, ma senza dubbio è una soddisfazione ed una scarica di adrenalina assoluta!

Lo scorso settembre, in preda ad una crisi di depressione momentanea post concerto, mi è saltata per la testa l’idea di attraversare il nord Italia pur di raggiungere l’Home Festival di Treviso, nel quale avrebbero suonato i Simple Plan.

Unico problema? La geniale idea è balzata nella mia mente giusto 48 ore prima del concerto in questione.

Impossibile da fare, penserete, e invece no.

Qual è la prima cosa da fare? Senza dubbio, se mai vi capitasse di prendere decisioni folli di questo tipo, dovrete armarvi di molta pazienza, ma soprattutto di determinazione. E’ fondamentale.

Inizia così l’ansiosa corsa per cercare di far quadrare orari, ma anche i conti, perché per essere davvero last minute, la trasferta deve essere anche economica.

Si parte quindi con l’ardua ricerca di un treno, possibilmente non troppo caro, che riesca a portarci in orario sul luogo del concerto. Ma ovviamente, per tratte piuttosto lunghe i costi sono parecchio alti, se non si prenota in tempo.

Senza perdersi d’animo, si passa alla seconda alternativa: l’autobus. E’ in queste occasioni che si scoprono linee di bus mai trovate prima, in grado di portati da una parte all’altra d’Italia con un euro, e Megabus per questo tipo di “emergenze” è semplicemente perfetta.

Ma niente. Nessun autobus era in grado di portarmi sul luogo previsto all’orario giusto.

Arrendersi? Certo che no!

In queste situazioni scoprirete che se volete davvero una cosa, sarete in grado di abbattere ogni limite e ricorrere a mezzi che mai avreste pensato di prendere in considerazione, a meno che non si tratti di un’allegra scampagnata senza impegno e orari ristretti.

E quindi eccola qui, l’ultima spiaggia: Bla Bla Car. In una parola? Salvezza.

Certo, anche qui ci vuole fortuna e pazienza, perché di certo non troverete quasi mai la soluzione perfetta al primo colpo. Così, dopo una serie di risposte negative, persone inaffidabili incapaci di comunicare anche solo un orario di partenza preciso disperata, potreste ritrovarvi come me, che alle quattro del mattino, esattamente undici ore prima dell’ingresso al concerto, elemosinavo risposte da conducenti folli almeno quanto me, da un app di car sharing.

Ma alla fine, grazie a qualche misteriosa forza oscura, ce la fai.

Con l’ansia nello stomaco fino all’ultimo minuto per la paura di perderti il meet con la tua band, con la paura di arrivare tardi e stremata, ma con la forza di chi non si arrende.

Il resto, sembra banale, ma viene da sé. Un’amica con cui condividere l’avventura, gli orari che miracolosamente riescono a combaciare anche con il suo unico treno, e un ritorno da condividere per metà strada.

Di certo non si può dire che sia stata una passeggiata, che non ci siano state complicazioni o che non ci sia stata la paura di rimanere in qualche luogo sperduto nei pressi di Treviso. E ve lo dice una persona estremamente ansiosa e precisa. Ma a volte nella vita vale la pena di rischiare, di andare oltre. E fidatevi, che quando realizzerete che avrete fatto tutto con le vostre forze, ne varrà la pena. Vi sentirete leggeri, felici, con una forza adrenalinica a percorrervi tutto il corpo per le successive ore, che non vi permetterà di dormire. Perché per dormire non c’è tempo, quando ritorni da un festival in macchina con uno sconosciuto, trovato circa mezz’ora prima, che ti riaccompagna alla stazione della metro più comoda per farti prendere il treno che ti porterà dritta dritta a casa. Dopo un sogno lungo 48 ore.

Ah, mi raccomando: non dimenticatevi il biglietto, che non c’è tempo per tornare indietro!

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