Emenél: “Ad ogni concerto s’impara qualcosa in più”

Nel mondo della discografia italiana sbarca Emenél con “Border Diary”, il suo album di esordio.

Moreno Turi (questo il suo vero nome) nella sua carriera non si è fatto mancare proprio nulla: è cantante, producer, autore, compositore, è stato frontman degli Steela fino al 2012, ha collaborato con gli Africa Unite, con Raiz degli Almamegretta, ha suonato in apertura ad artisti del calibro di Black Eyed Peas, Anthony B, Subsonica e Caparezza.

E’ attualmente sul palco a fianco di Roy Paci e gli Aretuska con il progetto “Valelapena” ed è membro della band torinese The Sweet Life Society.

Quello che propone è “elettronica nera”, musica elettronica di matrice black cioè, in cui confluiscono tutte le sue influenze. Di questo e di molto altro ci ha parlato in questa intervista.

 

Nella tua carriera hai collaborato con artisti come gli Africa Unite e Raiz degli Almamegretta e suonato in apertura ad artisti del calibro di Black Eyed Peas, Anthony B, Subsonica e Caparezza. Com’è stato lavorare con loro e quanto hai appreso da ognuno?

Senza dubbio sono artisti che ti danno tanto, che hanno tanto da dire e che sanno come dirlo. Da ognuno ho imparato qualcosa, forse dai Subsonica, gli Africa Unite e Raiz ho imparato di più perché li ho vissuti di più, ma ci sono artisti come Caparezza che ti basta vederli mezza volta per imparare tantissimo musicalmente e umanamente. Ad ogni modo è stato un onore ed un privilegio poter condividere il palco, la musica e tante emozioni con loro.

 

Nel corso degli anni ti sei esibito in importanti club nazionali ed internazionali ed importanti festival europei. Quanto porti di queste esperienze su ogni palco che calchi?

Ad ogni concerto s’impara qualcosa in più e solo un cretino non porta quello che ha imparato nella data precedente sul palco della data successiva. Sui palchi porto tutto quello che imparo, molto probabilmente porto soprattutto le esperienze negative che mi hanno insegnato a gestire le difficoltà. E in quanto a gestione delle difficoltà in fretta i festival in UK sono una palestra importante.

 

“Border Diary” è il tuo nuovo album. Lo hai definito “elettronica nera”: cosa intendi con esattezza?

Si parla di musica elettronica di matrice black. Ci sono le mie influenze dub, il blues e tutta la negritudine che ho nel sangue. Ma ci sono anche i nuovi suoni, le mie ricerche nell’elettronica e i mood che m’incantano. Le atmosfere spaziali e dilatate restano comunque legate ad un filo molto forte che sono i miei beat. Alcuni hanno detto che questo rende la mia musica a metà tra Burial e Marley…ed io non posso che esserne lusingato.

 

Il tuo può essere definito un concept album. “È un diario elaborato al confine tra due mondi. Tra i ricordi di sud e la casa nel nord”: quindi, possiamo dire che è frutto dell’unione tra il tuo passato ed il tuo presente e tra quello che hai vissuto e quello che hai visto e sentito?

Si puoi dirlo forte. È proprio così, sono io tempo fa, io adesso e un po’ di quello che sarò. Ho cercato di far vedere il mio lato più nascosto che è una parte di me a cui tengo molto ed ecco perché ci ho messo un pò a decidere di mostrarla a tutti voi. Border Diary è un “diario di confine” in cui racconto quello che ho visto e in cui mi racconto per come mi sono visto.

 

 

“Dialetti da mischiare (…), un solo cielo in testa. Bagnati dalla stessa luna vale tutto, tra maschere che non nascondono nessuno, qualcuno urla “Il regno unito non c’è più” (“Stelle sporche”): è un po’ il riassunto di questo lavoro? Qual è il messaggio che volevi trasmettere?

In Stelle Sporche racconto del Glastonbury Festival per come l’ho visto io. Un posto in cui i linguaggi e le culture si mischiano, sotto lo stesso cielo, la stessa pioggia, le stesse speranze e gli stessi sogni. Era il periodo della Brexit e ce l’ho messa dentro perché mi era rimasto impresso un ragazzo con un cartello con su scritto “ il Regno Unito non esiste “ ed era un messaggio bello potente che meritava spazio in un testo.

 

In una delle tracce, “N.O.I”, c’è un featuring con Trevor. Com’è nata questa collaborazione? Nel brano dite: “Le passioni ci dividono, ma i confini ti proteggono. Nel recinto della logica le anomalie non brillano”. Quindi volete intendere che oggi tutto ciò che è “diverso” non è ben accetto?

Trevor è un ragazzo cresciuto nello stesso paese in cui sono cresciuto io, lo conosco di persona ed è un bravo ragazzo oltre che un bravo rapper. Ci tenevo a collaborare con lui perchè rivedo in lui la stessa voglia che avevo io da giovanissimo nel mettermi in gioco. Nel testo si parla di quanto siamo costretti nei ragionamenti, di come la bellezza dell’essere unici si perda tra mille paranoie e di come sia semplice in fondo chiedersi chi siamo, cosa siamo e dove siamo. L’ho visto anche come una specie di confronto tra la mia generazione e quella di Trevor. Un brano a cui tengo molto.

 

Nell’album c’è posto anche per una cover di James Brown, “Man’s world”. Come mai hai scelto proprio questo brano?

E’ un brano bellissimo, un brano che mia madre ha sempre ascoltato in casa quando ero ragazzino. Il testo è un messaggio molto importante e ho voluto riprenderlo perché meritava di essere ripreso in questo periodo in cui ce n’è bisogno.

Poi James Brown è la musica nera per eccellenza e io ho un debole per tutto ciò.

 

Quali sono gli artisti che hanno influenzato la tua musica?

Sono tanti, forse troppi. Credo che sia per il fatto che non ho mai chiuso la porta in faccia a generi musicali che non conoscevo. La musica mi piace quasi tutta ( ovviamente ci sono dei generi che proprio non digerisco, ma fortunatamente non sono troppi ).

Comunque: Michael Jackson, Bob Marley, Africa Unite, Casino Royale, Metallica, Burial, Apparat, Sud Sound System, Luciano, Capleton, Pink Floyd, Massive Attack… mi fermo perché ce ne sarebbero almeno altri 50.

 

 

Quali sono i tuoi progetti futuri? Ci sarà un tour a breve?

Fortunatamente ho un sacco di roba da fare. Sono in tour con gli Sweet Life adesso e sto producendo due dischi di due artisti molto bravi e poi altri progetti che sto portando a termine… insomma mai fermo.

Con il mio booking stiamo lavorando per chiudere delle date Emenél in estate.

6 sono già confermate ma le comunicheremo più in la.

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Anna Gaia Cavallo

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