Elia Agostini: “Canto e sono me stesso, sempre”

Intervista a Elia Agostini, cantautore

 

Elia è un ragazzo innamorato della Musica. Classe 1996 è cresciuto ad Alfonsine, a pochi chilometri da Ravenna. E proprio nel suo paese si avvicina fin da giovanissimo allo studio del canto moderno, della chitarra classica, elettrica e del pianoforte.

 

Abbiamo parlato in videochiamata e, ad un certo punto, i ruoli di intervistatore e intervistato si sono confusi, mescolati, ribaltati: per qualche minuto ha preso lui la parte dell’intervistatore. Elia è curiosissimo. E sono sicuro che sia stata proprio questa sua curiosità spontanea a spingerlo precocemente verso il mondo della musica.

 

Parlaci della tua avventura.

Ho iniziato a suonare quando avevo solo tredici anni. Avevo un gruppo punkettone – infatti ho addosso la maglia dei Ramones, vedi? – i Punkakes.

Abbiamo pubblicato due album e aperto ai Punkreas. Poi, però, quest’esperienza è naufragata. Poco dopo, rispondendo ad un annuncio di una cover band dei Ramones, conobbi un ragazzo con il quale decidemmo di intraprendere un percorso nuovo, di tipo cantautorale. Ho sentito l’esigenza di scrivere nella mia lingua, a differenza di quanto facevo prima, quando cantavo in inglese. Dopo aver lavorato alle prime canzoni ci siamo trovati in difficoltà: c’erano musicisti con idee non affini alle nostre e ci siamo separati, rimanendo in due. Non ci siamo arresi. Abbiamo scritto un album e suonato in molti concerti. Dal 2015 al 2016 siamo rimasti accompagnati dall’inseparabile drum-machine. Nel 2016 si sono aggiunti batteria e chitarra riportando così la band alla formazione ideale.

 

Hai delle figure guida? Personaggi ai quali ti ispiri?

Non vedo la musica come una mensola dalla quale prendere ingredienti rigidamente separati. Ho la playlist di Spotify di uno schizofrenico. Cerco sempre di prendere qualcosa da tutto ciò che ascolto, anche dal rap. Ovviamente ci sono dei cantautori grazie ai quali ho deciso di fare cantautorato e iniziato a scrivere in italiano: De Gregori, Battiato per l’uso dei sintetizzatori, Vasco Brondi delle Luci Della Centrale Elettrica. Un gran calderone insomma. Ci sono anche gruppi che non ascolto. Sarei un bugiardo se ti dicessi che mi piacciono i gruppi metal finlandesi.

 

Qual è il compito di un cantautore oggi?

Il nostro compito è scrivere belle canzoni. Impegnarsi in quello che si fa. Creare arte. Non so se si debba cantare di temi specifici. Secondo me ognuno deve esprimersi liberamente su ciò che vuole. La musica ci permette di farlo raggiungendo (si spera) un pubblico numeroso, perciò dobbiamo anche essere responsabili.

Non credo che ci sia sempre il bisogno di avere temi principali da trattare. Io ho scritto sull’introspezione, un po’ la cifra stilistica che accomuna i cantautori. Ho scritto su temi sociali come il femminicidio. Ho scritto una canzone dove critico certi comportamenti che mi facevano “sorridere”: Lo(w) fai. Qui ho cercato di sdrammatizzare sulla figura di quei ragazzi che si approcciano a musica o sport e già diventano in automatico dei talenti olimpionici o rock star. – ride

 

Com’è la scena musicale di Ravenna?

Viene vissuta come in tutta Italia… Le potenzialità ci sarebbero: locali e ragazzi con voglia di fare non mancano. Il fatto è che non viene riconosciuto il lavoro e l’impegno che una band seria ci mette ogni giorno. Ovviamente sta anche al musicista andarsi a prendere il suo spazio e combattere con le unghie e con i denti.

 

 

So che sei una delle migliori scommesse indipendenti del 2018.

Speriamo! Il mio brano A bobine è stato selezionato da Rec dischi indipendenti e inserito in una playlist su Spotify dove sono raccolte le scommesse, appunto, di questo nuovo anno. Sono stati molto gentili. È stata una bella cosa.

 

Secondo te, cosa ti ha permesso di essere selezionato in questa raccolta così importante?

Credo che il mio punto di forza sia la spontaneità. Sono me stesso, sempre. Non imito nessuno. Faccio quello che so fare nel migliore dei modi a me possibile.

 

E adesso?

Abbiamo partecipato al MEI di Faenza lo scorso anno. Ora stiamo lavorando a un nuovo progetto. Più un LP che un album. Vogliamo spostare l’attenzione musicale verso l’elettronica, timbri vintage anni ’80, sintetizzatori e tastieroni. Ci stiamo facendo influenzare dall’Indie pop. Vogliamo avere un prodotto che rispecchi quello che siamo adesso e poi lo presenteremo a raffica nei concerti.

Non abbiamo fretta perché ci vorremmo concentrare nel fare buonissimi concerti in estate. Giochiamo a scapito della quantità per puntare sulla qualità. A luglio saremo al Riot fest. Mi hanno dato la bellissima opportunità di partecipare.

 

 

Elia ha pubblicato Meglio così, il suo primo album da solista, nel 2015 insieme ai singoli Ti Senti Vivere e Io ti prenderò.

Attualmente sta lavorando in studio per la registrazione del nuovo LP, del quale ha pubblicato i singoli A bobine e Lo(w) Fai.

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Francesco Bellacci

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