Come si organizza un festival: intervista a Cecilia Miradoli

Come si organizza un festival? E’ una domanda che tormenta moltissime persone affascinate e travolte dal mondo della musica. La risposta è più vicina di quanto sembri. Oggi ci parlerà dell’organizzazione di un festival la cantante e organizzatrice di eventi Cecilia Miradoli!

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Ciao Cecilia, come ti sei avvicinata al mondo della musica? Quali sono stati i tuoi primi lavori?

Ho iniziato da giovanissima e ho avuto la fortuna di essere notata durante un live da un critico musicale che mi ha introdotto al mondo del jazz spronandomi a studiare canto. Io però come molti adolescenti, a casa ascoltavo tutt’altro e sono passata ben presto a cantare in vari progetti dal rock al trip hop finché non ho conosciuto Max Tarenzi con cui ho fondato la band dei Nomoredolls.
Con loro nei primi anni 2000 e per dieci anni ho inciso tre dischi e fatto numerosi tour in UK e USA, siamo stati infatti una delle poche rock band italiane indipendenti da esportazione, complice forse il fatto che canto in inglese… pensa che abbiamo suonato varie volte anche al mitico CBGB’s di New York.

Quando hai iniziato a organizzare festival?

Nel 2011 si era appena conclusa la nostra avventura con i Nomoredolls, stavamo passando un periodo di messa in discussione delle scelte artistiche e durante un concerto dei Porthishead al FIB festival di Benicassim , ho avuto una folgorazione.
Per capire meglio cosa stesse diventando la scena musicale, per nutrirmi di nuove idee e stimoli ma anche per cercare di portare un piccolo seme di quello che avevamo imparato in tatti anni on the road, dovevamo fare un festival.
Volevamo che fosse, in piccolo un evento sullo stampo di quelli europei ma con un’estetica tutta italiana soprattutto nella scelta della location. Così abbiamo iniziato a girare la penisola e poi abbiamo scoperto quell’angolo di paradiso dove è nato A Night Like This Festival in un piccolo borgo medioevale del Canavese (Chiaverano ) vicino a un laghetto balneabile immerso nel verde ( il Lago Sirio) che è diventato il simbolo del nostro festival.
Ora ho ripreso anche a suonare e con Max abbiamo un nuovo progetto un duo indie rock elettronico i PINHDAR  con cui ho appena inciso un ep e già fatto un mini tour in Uk.

Come si organizza un festival? Quali sono le cose principali di cui si deve tener conto?

Sono davvero molteplici e cambiano a seconda della location, del periodo dell’anno, del numero di palchi e artisti che si vogliono nella line up.
Per sintetizzare direi che prima di tutto è necessario scegliere dove si vuole fare il festival e studiarne bene il territorio : ad esempio se è facilmente raggiungibile e con che mezzi, se ci sono la corrente elettrica e l’acqua, se intorno ci sono strutture recettive come camping o B&B.
Fondamentale è decidere se si tratta di un festival open air o al chiuso e nella prima ipotesi prevedere un piano B in caso di maltempo.
Poi bisogna stabilire un budget valutando tutte le voci di produzione, di artistico, di comunicazione e promozione in generale e poi il macro tema della sicurezza. Da qui in avanti le variabili sono infinite servirebbe un vero work shop per affrontarle tutte.

Qual è la parte più difficile del tuo lavoro?

L’essere sempre pronti ad affrontare e risolvere possibili emergenze. Per fare un esempio ho imparato a fare l’elettricista a forza di stare attaccata al nostro; ho scoperto che un tour bus “serio” non passa nelle stradine di un borgo medioevale perché picchia il tetto contro i balconi quindi in caso di grosse produzioni, bisogna trasferire tutto su altri mezzi refrigerati e fare una carovana e via così mille altri problemi che piano piano risolvi e impari anche a prevenire.

E qual è invece la più appagante?

Senza dubbio la direzione artistica! Soprattutto quando ti accorgi che svolgendola seriamente, il festival diventa qualcosa di magico. Una realtà in cui la gente crede e a cui si rivolge per scoprire nuovi artisti. La nostra scelta è sempre stata di fare scouting. Molti artisti italiani ancora poco noti e che abbiamo portato sul palco a fianco a grossi nomi anche stranieri, sono poi esplosi sulla scena.
Poi è vero che tutto il lungo lavoro di un anno si consuma in pochi giorni, ma la soddisfazione di vedere le persone felici al tuo festival è tale che ti dà la forza per qualsiasi cosa.

L’aneddoto più divertente che ti è capitato da quando fai questo lavoro.

Durante la settimana del festival il Comune di Chiaverano ha sempre ospitato il nostro staff in una casa ad uso foresteria. Un anno però deve esserci stato un disguido per cui siamo arrivati con macchine e bagagli al solito posto a abbiamo bussato per ore finché è uscito sul balcone un ragazzo (praticamente nudo). Ci ha detto che la casa era occupata da attori che stavano provando uno spettacolo teatrale. Avevano bisogno del massimo silenzio quindi non potevamo starci anche noi. Risultato siamo finiti a dormire in un asilo in lettini tipo la famiglia degli orsetti, finché non hanno liberato la casa. Al momento non l’ho trovato affatto divertente ma a posteriori direi proprio di sì.

Ultima domanda: un consiglio per chi volesse intraprendere la tua carriera?

Organizzare un festival è una cosa molto impegnativa e stressante. Valutate bene tutti gli aspetti, piuttosto fate prima uno stage presso altri festival o locali. Poi trovate uno staff motivato e possibilmente preparato a darvi una mano, non solo per i giorni dell’evento ma anche per la pre-produzione. Se avete i compagni giusti per questa avventura tutto il resto verrà.

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