Lavorare come Art Director, il racconto di Titti Stomeo

L’ambiente musicale è composta da tantissimi figure professionali a volte meno conosciute e tra queste c’è l’Art Director. Cosa fa e quali sono i suggerimenti per intraprendere questo percorso? Ce lo racconta Titti Stomeo art director de Il Cantiere a Lecce e proprietaria del Mayapan Tribù Notturne a Santa Caterina.

lavorare come art director

Lavorare come Art Director

Titti Stomeo scopre la passione per la musica fin da piccola. “Mio padre è un appassionato di musica classica e cantautorale, mia madre mi svegliava accendendo la radio e nella mia vita la musica è stata sempre un collante e un modo per comunicare con gli altri”, afferma. I suoi primi lavori risalgono al tempo dell’università quando scriveva articoli per il mensile dell’Università della Musica a Roma e nel frattempo si dilettava nel organizzare piccoli live nel Salento.

Ma come sei diventata un Art Director?

Nel 2009 è nata la mia associazione culturale TTevents e ho iniziato a produrre live e djset più grossi fino ad arrivare a lavorare con artisti del calibro di Niccolò Fabi, Raphael Gualazzi, Stefano Bollani, fino ad arrivare a Coez con il quale ho lavorato per due anni. Nel Salento ci sono poche location dove produrre live invernali e così ho iniziato a dare una mano ad amici che possedevano locali.
Sono stata la prima donna nel Salento ad occuparsi di direzione artistica nei locali e a spiegare che quello dell’art director è un lavoro vero! Dopo aver avviato numerosi locali e aver contribuito al loro successo, è arrivato il Cantiere Hambirreria che mi ha dato la possibilità di esprimermi attraverso la musica e ha accettato le mie condizioni: organizziamo solo musica inedita. No cover band!

Cosa vuol dire essere un art director?

Essere un art director vuol dire studiare bene il posto nel quale si lavorerà, sposare la tua anima con quella del proprietario e dei gusti musicali del momento storico in cui ci si trova e lavorare sul lungo termine per capire le potenzialità del locale stesso. Ma, più di tutto, bisogna tenere sempre a mente la qualità di ciò che la gente ascolterà. Credo sia più che fondamentale!

Quali sono le qualità più utili per questo tipo di lavoro?

Per quanto mi riguarda ho fatto sì che uno dei lati del mio carattere diventasse un lavoro: ho uno spiccato senso di aggregazione.
A me è servita anche tanta pazienza perché mi trovo a lavorare in un ambiente estremamente maschile e ho dovuto fortificarmi per non cadere nella lotta continua a “chi ce l’ha più lungo”.
Inoltre, ho deciso che dovevo lavorare seguendo comunque il mio cuore e questo, nel lungo periodo, ha pagato. Pensare di organizzare un concerto per soldi senza sentire il valore umano non fa per me. Questo mi ha portato a stringere dei rapporti umani duraturi e veri con musicisti e manager ma anche con tutte quelle persone che sono dietro al palco e si occupano della parte tecnica o della sicurezza.

Qual è la parte più difficile del tuo lavoro?

Credo che sia mantenere sempre una propria identità, una professionalità necessaria e cercare di non dare nulla per scontato.

Come fai a scegliere che musicista far suonare?

Di base non organizzo MAI qualcosa che non mi piace davvero. Vendo entusiasmo e se non fossi entusiasta di ciò che vendo, allora, non solo sto prendendo in giro la gente ma anche me stessa.

Gestisci anche un tuo locale estivo, Mayapan. Come mai hai scelto di aprire un tuo locale?

Aprire il Mayapan è stato realizzare un sogno. Quando il mio socio, Gabriele Blandini, trombettista di Manu Chao, mi ha chiesto se volessi far parte della società che stava nascendo ho pianto come una ragazzina. I locali sono casa mia e averne uno di proprietà è sempre stato un obiettivo che avrei voluto realizzare. Così nel 2018 è nato il Mayapan Tribù Notturne.

Quali sono le più grandi?

La soddisfazione più grande la provo quando le persone mi ringraziano perché si son divertite, perché hanno potuto ascoltare un musicista che aspettavano da tempo, perché hanno creato un nuovo ricordo da condividere e custodire al tempo stesso. E poi, una donna che fa il mio lavoro e che viene rispettata per la sua professionalità e la sua onestà per me non ha prezzo.

Ultima domanda: se qualcuno volesse seguire la tua stessa carriera, che consiglio gli daresti?

Di essere onesti sempre, di non pestare i piedi a nessuno per arrivare ad ottenere qualcosa che vogliamo a tutti i costi ma, soprattutto, di non arrendersi mai. Questo lavoro può essere anche emotivamente molto duro ma bisogna fermarsi un attimo e ricordarsi che tutto parte dall’amore per la musica e, per me, non c’è niente di più grande!

Se hai delle domande su questo tipo di mestiere scrivici un’email con oggetto “ART DIRECTOR” e ti faremo avere le risposte: info@brainstormingmagazine.it

www.instagram.com/mayapan_tribu_notturne/

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