Dopo averci introdotti nel suo universo sonoro con il singolo d’esordio “Radio Dimensione Soft”, Dylan Cat ci invita a scoprire anche il cuore visivo del suo progetto. Un racconto cinematografico, intimo e sospeso nel tempo, che prende forma a partire dal videoclip ufficiale del brano: un primo tassello di una narrazione più ampia, fatta di simboli, suggestioni rétro e autoriflessioni notturne.
In questa intervista, Dylan ci guida tra corvette in corsa e sogni a mezzanotte, rivelando il dietro le quinte di un mondo in cui realtà e finzione si confondono, tra costumi scelti con cura, ispirazioni cantautorali e una libertà espressiva che nasce proprio dal sentirsi… qualcun altro.

Dylan Cat intervista
Ciao Dylan Cat, il video di “Radio Dimensione Soft” sembrerebbe essere il primo di una serie: che tipo di narrazione visiva vuoi costruire attorno al tuo progetto musicale?
Lo è !
Questo progetto, a partire dalla scelta delle tematiche nei testi, nasce fortemente legato ad una narrazione visiva oltre che uditiva.
Il video di Radio dimensione soft serve da apripista, da intro, poi ne seguiranno altri, musicali e non.
Il racconto del video è ambientato in quel momento sospeso tra ieri e domani: la mezzanotte. Che valore ha per te quell’istante?
È il momento della giornata in cui mi sento più produttivo … ma è anche quello in cui mille pensieri affollano la mia mente e non mi lasciano dormire. Per me ha lo stesso significato che vorrei che emergesse dalla canzone.
È solitudine ma anche pienezza, è intimo… ma anche un momento da condividere.
Il protagonista del video guida una Corvette come fosse una penna su carta bianca: una metafora potente. Ti capita spesso di scrivere in movimento, o hai bisogno di silenzio e staticità per comporre?
Il protagonista del video è Dylan, sono io…
Passo gran parte delle mie giornate a spostarmi da un posto all’altro e mi capite molto spesso di scrivere guardando la strada che scorre sotto i miei piedi, lo trovo rilassante.
Non necessito tuttavia di silenzio o eccessiva tranquillità per scrivere i miei testi, c’è bisogno più che altro che raggiunga un determinato stato mio interno, puramente scollegato da ciò che mi circonda.
Le atmosfere del video sembrano mischiare realtà e finzione, sogno e quotidianità. Quanto è importante per te mantenere questo equilibrio anche nella tua musica?
Importantissimo. Quando racconti una storia hai sempre la possibilità di “romanzare”, di usare la fantasia e muoverti in uno scenario, senza dover per forza rispettare ogni regola legata alla verosimilità.
Non ho voluto usare il mio nome proprio per questo, quanta libertà ci può essere nel ripartire da zero? Quella che necessito.
Hai citato Fred Buscaglione e Pino D’Angiò come ispirazioni. Qual è il loro lascito più grande nella tua musica? E ci sono altri artisti, magari contemporanei, che ti influenzano?
La loro capacità di far vedere, nei minimi dettagli, cioè che raccontano e di descrivere gli eventi minuziosamente senza mai perdere la frizzantezza che li contraddistingue.
Questo è ciò a cui miro per la mia musica e che voglio imparare da questi grandi maestri.
Per quanto riguarda artisti contemporanei amo la capacità di raccontare storie di Bruce Springsteen e dei Baustelle… lato musicale adoro i suoni elettronici e pazzi di Faccianuvola.
Nel videoclip tutto sembra leggero ma curato nei minimi dettagli. C’è un’estetica retrò che ritorna: quanto sei coinvolto nella direzione artistica e nei costumi?
Sono coinvolto al 100% in ogni fase di questo progetto, ovviamente circondato da persone competenti. I costumi sono tutti scelti da me, alcuni addirittura appositamente realizzati.
La direzione artistica è farina di Dylan Cat… ovviamente la regia e il gusto per il retró di Samuele Breschi hanno reso tutto assolutamente magico.
“Radio Dimensione Soft” è solo l’inizio: possiamo aspettarci un vero e proprio “mondo narrativo” visivo che seguirà l’intero album?
Aspettatevelo … ma non provate a immaginarvelo perché non avete ancora vista nulla.
Leggi anche –> La Classifica di BRN #19: un maggio ricco di buona musica
