I BRO BERRI sono pronti a far ballare i club di tutta Italia, e non solo, con il loro nuovo singolo “La musica è semplice”, un brano che si muove al confine tra tech house e urban, fondendo groove club-oriented e attitudine street.
“La musica è semplice” è un manifesto sonoro e personale: non contano le etichette ma solo l’energia. Il brano racconta l’evoluzione del duo: partito dalla musica elettronica ha scelto di spostarsi ad un genere più urban per necessità espressive, mosso da un’unica spinta: far muovere la gente. Il titolo stesso è una dichiarazione d’intenti: non servono, infatti, etichette di genere o definizioni, la musica è energia, emozione e movimento, è tutto ciò che succede quando ti lasci andare.
Il sound è diretto e coinvolgente, i richiami funk sono evidenziati da un 4/4 deciso che fa strada a kick serrati e hit-hat aperti, con l’aggiunta di un sassofono e di voci campionate che rompono gli schemi, portando un’irrefrenabile voglia di ballare. Su questa base spicca particolarmente lo spoken word della voce che fa da contrasto e dà ancora più personalità al brano. Il risultato è un ibrido sonoro che vuole sfuggire alle categorizzazioni. In questo singolo i BRO BERRI riescono a mescolare codici e influenze, sempre e solo con un’unica idea in testa: la musica è semplice, segui il ritmo.
Abbiamo voluto scambiare quattro chiacchiere con loro, e siamo partiti come sempre dai tre dischi fondamentali per il loro percorso.

Bro Berri intervista
1. Quali sono tre dischi che a vostro parere sono stati fondamentali per il vostro percorso? E per quale motivo?
Discovery dei Daft Punk mi ha insegnato che l’elettronica può essere emotiva e senza tempo, unendo groove e melodia in modo unico.
4:23 di Mike Dean perché spiega come la produzione elettronica possa diventare un viaggio spaziale, profondo e cinematografico.
Born in the Echoes dei The Chemical Brothers è stato fondamentale per il modo in cui combina energia e sperimentazione, mantenendo sempre un sound super riconoscibile
2. Nel vostro percorso si percepisce una certa coerenza sonora, ma anche la voglia di spostarvi di lato rispetto alle mode. Vi siete mai trovati a dover scegliere tra “essere riconoscibili” e “rischiare qualcosa di nuovo”?
Non ci siamo mai spostati appositamente rispetto alle mode, abbiamo semplicemente sempre fatto ciò che ci rappresentava al meglio. Il mercato segue la moda, noi seguiamo il nostro percorso; siamo cresciuti nei club, con la musica house e la sperimentazione senza farci influenzare troppo dai trend del momento. Essere riconoscibili è la conseguenza a perseveranza e passione pura.
3. Il nome Bro Berri ha un tono quasi giocoso, ma nei testi si sentono disillusione, ironia amara, e uno sguardo lucido sul presente. Quanto conta per voi il contrasto tra forma e contenuto?
Il nome Bro Berri è venuto in modo molto naturale. Il mio progetto da producer si chiamava semplicemente Berri, e dato che il nostro cognome è Berretti, in tanti in città ci chiamavano già Berri, Berrè ecc…
Quindi il passaggio a Bro Berri è stata la cosa più semplice da fare.
Ci piace perché suona bene, è semplice, iconico, resta in testa senza sforzo.
4. Se doveste raccontare il vostro progetto non con i soliti riferimenti musicali, ma citando un luogo, un film o un’ora del giorno, cosa scegliereste e perché?
Milano. È la capitale italiana della libertà artistica e imprenditoriale ma allo stesso tempo del disorientamento per chi arriva da una città della provincia di Roma con meno di 60.000 abitanti.
Mezzanotte. Si aprono le porte della night life, la notte è un mondo nuovo, capace di farti dimenticare le preoccupazioni del giorno facendo ballare, esagerare, sognare.
Berlin Calling. è un film che racconta il riscatto attraverso l’arte, e mostra come la creatività possa diventare una via di salvezza. Allo stesso tempo evidenzia come possa essere sottile il confine tra genio e instabilità, specialmente sotto la pressione di performance costanti richieste dall’industria musicale e dalla società.
5. Ultima domanda: se foste un cocktail quale sareste, e perchè?
Secondo me un Negroni sbagliato. Perché sembra un errore, un ibrido che non si capisce dove sta: non è un cocktail da discoteca, è da terrazza con vista. Come la nostra musica praticamente, va bene in entrambe le situazioni.
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