Desio: “Un mix di sapori forti e diversi”

Desio intervista

È disponibile da venerdì 30 maggio 2025 per Piuma Dischi, il nuovo EP di Desìo, cantautore classe 2003 – cresciuto in una famiglia amante della musica, si è avvicinato presto al pianoforte e alla batteria, sviluppando una passione che lo ha portato a intraprendere la carriera musicale.

“Via”, questo il titolo disco, è un nuovo è importante capitolo di un viaggio interiore, un percorso che attraversa sette canzoni nate in un grande momento buio. Un giorno tutto sembra andare per il meglio, e quello dopo, improvvisamente, crolla ogni certezza. Paure, ansie e dubbi diventano compagni di viaggio inevitabili. Come si supera un periodo del genere? Non esiste una risposta semplice, ma una possibilità è mettersi in movimento: viaggiare, cambiare prospettiva, liberare la mente da tutto ciò che la opprime. 

Abbiamo deciso di intervistarlo, e siamo partiti come sempre dai suoi tre dischi preferiti.

Desio intervista

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Quali sono tre dishci che a tuo parere sono stati fondamentali per il tuo percorso? E per quale motivo?

Sicuramente, sopra tutti, metto Best Day Of My Life di Tom Odell. È stato il disco che mi ha fatto capire quanto la fragilità sia qualcosa da raccontare e quanto sia potente mostrarsi per quello che si è, senza filtri, in modo sincero e diretto. Poi ci sono + e x di Ed Sheeran, che per me sono quasi un unico grande album. Entrambi mi hanno accompagnato a lungo e mi hanno ispirato ad abbracciare una scrittura più cantautorale, ma sempre personale, cercando ogni volta di trovare un modo originale per dire le cose ed evitando di ripetermi. Infine Avete Ragione Tutti dei Canova, che mi ha insegnato invece il valore della leggerezza e del raccontare la vita anche nelle sue sfumature più semplici, senza dover essere sempre “pesanti” per risultare profondi.

C’è un momento preciso — un’immagine, una frase, una camminata — che ha fatto scattare in te l’esigenza di scrivere “via”?

Sì, ed è successo durante il viaggio di ritorno da Cracovia a fine febbraio. Ero sull’aereo, stavo male e non capivo perché: avevo appena vissuto giorni bellissimi con amici, ma dentro di me sentivo un vuoto enorme. Senza rendermene conto ho iniziato a scrivere quello che poi è diventato Un Vuoto Dentro (il brano d’apertura dell’EP). Forse è stato lì che ho realizzato quanto stessi soffrendo davvero, e da quel momento ho capito che avrei continuato a scrivere per provare a tirare fuori quello che sentivo.

Se potessi far ascoltare l’EP a una sola persona — viva o morta, reale o immaginaria — chi sceglieresti e perché?

Probabilmente direi la mia ragazza, perchè è una delle pochissime persone che riesce a capirmi davvero, in ogni momento, qualsiasi cosa accada. Mi supporta e mi sopporta ogni giorno, ed è un punto fermo nella mia vita. Se potessi allargare la risposta, includerei anche la mia famiglia e i miei amici più stretti, che sono sempre lì, pronti a darmi consigli sinceri, punti di vista lucidi e il tipo di sostegno che fa la differenza.

In che modo ti accorgi che una canzone è finita? Ti capita mai di pubblicare qualcosa che, in fondo, senti ancora incompleto?

Per me una canzone è finita quando sento che non c’è più nulla da aggiungere. Anzi, a volte mi capita di tagliare delle parti, proprio perché mi sembrano superflue. Non pubblico mai qualcosa che sento incompleto, anche perchè sono un perfezionista e passo tanto tempo su ogni dettaglio finché non mi convince al 100%. Quindi se qualcosa non mi suona “finito” o completo, semplicemente non esce.

Ultima domanda: se fossi un cocktail quale saresti, e perchè?

Se fossi un cocktail credo che sarei un Long Island: un mix di sapori forti e diversi, non facile da mandare giù e non per tutti. Solo chi riesce ad andare oltre la superficie può scoprire tanti strati nascosti e può davvero apprezzarlo.

 

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