Hotel Monroe: “La sfida principale è non cadere nel banale”

Hotel Monroe intervista

Si intitola “Africa” il nuovo singolo degli Hotel Monroe, band parmigiana stregata dal continente e dalle sue peculiarità. Ci siamo fatti raccontare come nasce il brano in questa intervista.

Hotel Monroe intervista

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Il vostro nuovo singolo, “AFRICA”, è ora disponibile. Qual è stata l’ispirazione principale dietro la scelta di questo titolo e delle tematiche che affronta?

Il primo momento chiave si può ricondurre alla nostra esibizione nell’Istituto Penitenziario di Rimini durante il Nuovi Mondi Prison Tour. Alla fine del nostro live chiedemmo se qualcuno voleva cantare o suonare qualcosa. Un ragazzo del Mali salì sul palco, prese il microfono e si mise a cantare. Pareva una preghiera, sentita, profonda dal centro del cuore. Una voce sconosciuta, in una lingua che chiaramente non capivamo, ci colpì nel profondo…Da qui nacque sicuramente l’idea, poi approfondita grazie alla lettura di alcuni libri legati al continente africano.

“AFRICA” viene descritto nel comunicato come “bellissimo e terribile, ricchissimo e poverissimo”. Come avete tradotto queste dicotomie in musica e testo?

La sfida principale per noi è sempre la medesima, ovvero cercare di non cadere nel banale, nel “troppo didascalico”. Proviamo a creare un immaginario intorno ai nostri brani, quasi come se fossimo i registi di un film…

Un continente ricco di paradossi e controsensi è un’ottima metafora per rappresentare la vita di ognuno di noi…

Avete menzionato come la parola “Africa” sia riduttiva. In che modo il vostro brano cerca di espandere o ridefinire questo concetto?

Abbiamo cercato di NON definire nulla, abbiamo lasciato spazio alla musica che arrivasse, senza porci alcun limite…stessa cosa è avvenuta nel testo da parte del nostro Autore Lorenzo Manini, ormai membro fisso della nostra formazione anche se non sale sul palco.

Forse la chiave è proprio questa: provare ad essere “trasparenti” rispetto ad un flusso, un’energia creativa che se continui a cercarla prima o poi arriva…Africa è un ottimo esempio perché noi del continente africano non sappiamo proprio nulla, eppure sentivamo il bisogno di intercettare questa “energia” e metterla in musica e parole.

Dopo la pubblicazione di “Aria” e “Non sei”, “AFRICA” rappresenta un nuovo tassello del vostro prossimo album. C’è un’evoluzione sonora o concettuale che lega questi singoli al resto del lavoro?

Il nuovo album non sarà un “concept album”. Quindi può essere che ci sia un filo conduttore, figlio di questi anni, delle nostre esperienze, ma sicuramente non così voluto e cercato.

Il vostro percorso vi ha portato dal crowdfunding a esibizioni in carceri. Come queste esperienze hanno influenzato la vostra visione artistica e la creazione di brani come “AFRICA”?

Ciò che siamo oggi è figlio di tutto ciò che abbiamo vissuto fino a ieri. E questo è vero ogni giorno della vita.

Abbiamo la fortuna di essere liberi, una band libera, persone libere. Scriviamo quello che sentiamo sia importante. Può essere un tema sociale, può essere una visione futura, può essere un evento passato. La libertà è una grande ricchezza.

La pubblicazione del secondo album è prevista per la fine del 2025. Possiamo aspettarci che le atmosfere di “AFRICA” siano rappresentative del sound complessivo del disco?

Per Africa, ma in realtà per quasi tutto il disco, abbiamo lavorato in modo “non convenzionale”. I primi provini sono nati durante il lockdown, quindi inevitabilmente si lavorava “a distanza”. Poi è nata la collaborazione con il produttore Daniele Cavalca e da lì l’approccio “a distanza” lo abbiamo mantenuto. Nello specifico di Africa, la batteria è stata registrata sia in studio che in una session LIVE in sala prove (fondamentalmente ci sono due batterie), il basso in una camera da letto, le chitarre nello studio di Enrico (chitarrista e compositore del brano) e infine le voci sono state registrate in studio.

Questo “metodo” di lavoro, porta con sé sicuramente una sonorità, una firma, che ci auguriamo possa arrivare in modo originale… Lo abbiamo definito “Electro Rock Padano”…

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