A volte, serve una nuova generazione per riscoprire ciò che era rimasto chiuso in soffitta. Anche dopo 28 anni un brano può tornare in classifica. Era il 1997 quando
Ok Computer dei
Radiohead rivoluzionava la musica alternative-rock mondiale. In questa ultima settimana di agosto,
Let Down entra inaspettatamente nella
Billboard Hot 100 , piazzandosi al 91° posto in quella che è riconosciuta una delle classifiche più importanti al mondo. Il risultato è sorprendente, se si considera che il pezzo non è mai stato pubblicato come singolo e nemmeno accompagnato da un videoclip ufficiale.
Ma.. questa “resurrezione” non è casuale per nulla. Anzi, c’è una motivazione dietro: l’impatto, ormai noto, di piattaforme e social, tra cui soprattutto TikTok.
Let Down è diventato colonna sonora di migliaia di video nostalgici e introspettivi, riportando il brano alla ribalta e contribuendo a un’impennata nelle vendite (e nello streaming) di
Ok Computer, album che continua a dimostrare una straordinaria attualità.
Let Down: brano dimenticato, poi rinato
Il brano, quinta traccia sulle dodici che compongono il terzo album della band di Oxford, era inizialmente destinata a diventare il primo singolo ufficiale, assieme a
Karma Police e
Paranoid Android. Tuttavia, l’idea venne abbandonata a causa del videoclip ritenuto poco soddisfacente (tanto da non essere mai rilasciato): così, il brano rimase confinato tra le cosiddette gemme nascoste della discografia dei Radiohead. Amatissimo dai fan più attenti, ignorato completamente dal grande pubblico.
Negli anni, la band è entrata in poche occasioni nella Billboard Hot 100: lo avevano fatto con i brani
High and Dry, Creep e
Nude, nei rispettivi anni di uscita. Ma mai era successo di arrivare in classifica dopo così tanta distanza temporale. Il ritorno in classifica di
Let Down è quindi un caso emblematico, e di certo non l’unico, di come i
meccanismi virali dei social network stiano riscrivendo la storia della musica, recuperando brani dimenticati e offrendo loro una seconda vita.
Il ruolo dei social e delle nuove generazioni
Non è un caso che i giovani utenti di TikTok abbiano scelto proprio questo brano per accompagnarlo a frame e video riguardanti momenti di nostalgia, riflessione, crescita personale. In sè il pezzo racchiude un equilibrio raro:
malinconico ma non disperato, intimo e universale.
Il potere evocativo del brano è stato intercettato da migliaia di utenti, che lo hanno trasformato in un piccolo inno virale. La canzone si presta perfettamente a raccontare quella sensazione sospesa, che molti giovani percepiscono in una società iperconnessa ma spesso alienante (stessi sentimenti che all’epoca i membri della band avevano fatto propri, dando vita ai due concept album
The Bends e Ok Computer).

L’essenza emotiva di Let Down
Thom Yorke nell’ottobre del 1997 spiegava così alla rivista Q il tema centrale della canzone:
Essere sentimentali vuole dire essere emotivi per il gusto di esserlo. Siamo bombardati dal sentimentalismo e dalle persone emotive. Questa è la delusione. Ormai sembra tutto finto, o meglio, le emozioni sono tutte sullo stesso piano, siano esse legate ad una canzone pop oppure alla pubblicità di un’automobile.
Di fatto il testo parla di
una paura di sentirsi intrappolati, e citando sempre Yorke,
di quella sensazione che provi quando sei in transito ma non hai il controllo — passi davanti a migliaia di posti e migliaia di persone e sei completamente distaccato da tutto ciò.
Questo scetticismo verso le emozioni influenzò fortemente tutta la produzione di Ok Computer.
Il suono, la sperimentazione
Let Down fu registrata alle 3 del mattino nella sala da ballo di St Catherine’s Court a Bath, nel Somerset, sotto la produzione di Nigel Godrich.
Il brano si distingue soprattutto per l’uso delle chitarre arpeggiate stratificate. Jonny Greenwood suona infatti la sua chitarra in un
tempo diverso rispetto agli altri strumenti, creando un effetto di sfasamento ispirato al compositore americano Steve Reich.
La traccia si apre con una chitarra in 5/4 sovrapposta al resto delle battute in 4/4. Il risultato? Greenwood confonde la metrica di base appositamente, generando un
senso di instabilità temporale e di sospensione; nel frattempo, la 12 corde di Ed O’Brien crea un contrasto melodico, complicando il tutto.
Vennero anche registrate due strofe aggiuntive mai inserite formalmente, che furono poi stratificate in post- produzione, dando luogo ad una sovrapposizione di voci sul finale.
In parallelo alle altre di Ok Computer: Airbag..
Leggendo il testo, la prima strofa appare come un semplice elenco di
mezzi di trasporto:
“Motorways and tramlines, starting and then stopping”. E’ proprio questo che rappresenta per lo stesso Thom Yorke una purificazione dall’eccesso di emozioni. Ricordiamo che il frontman dei Radiohead all’epoca era abbastanza ossessionato dall’utilizzo dei mezzi di trasporto (probabilmente traumatizzato da un incidente stradale avvenuto in giovane età), tanto da renderli uno dei soggetti principali dell’intero album.
La prima traccia di Ok Computer infatti,
Airbag, richiama l’inizio di un ipotetico viaggio che deve compiere l’ascoltatore. Viaggio che si intraprende a seguito di un impatto molto forte con la realtà (è stato proprio un airbag che ci ha salvato la vita): ed è da sopravvissuti che possiamo vivere a pieno l’album, con la nostra visione ormai estranea e distaccata dalla società. In
Let Down però, siamo più o meno a metà di questo viaggio e i temi che affronta l’album vi confluiscono prepotentemente.
..e No Surprises
Non è infatti solo la questione “trasporti” ad essere affrontata: la cadenza metrica delle strofe e gli arpeggi di chitarra iniziale paiono essere molto affine a quelli di
No Surprises. Anche i due ritornelli sembrano avere la stessa melodia – a tratti discendente – che puntella la strofa.
Ora, cosa hanno in comune entrambi? Risposta: ruotano attorno al
concetto di emozione. In
No Surprises si tende ad abbassare il livello emotivo, a volerlo controllare e gestire; qui invece si cresce verso una sfera più alta.
Nella seconda parte di
Let Down troviamo uno slancio, anche vocale, che rappresenta un po’ quel fermento di emozioni che si intrecciano sempre di più fino a poter scavallare una certa superficie ed uscire allo scoperto. Una catarsi ben rappresentata dal verso
“One day I’m gonna grow wings”.
E’ il desiderio di evasione, di libertà e di elevazione che irrompe e prende le distanze dalle monotonie iniziali del brano. Ma attenzione, la sensazione che prevale è quella di un’euforia controllata, che non riesce mai ad avvenire del tutto.
Insomma, una bella prova di come Yorke in quel periodo avesse delle emozioni in fermento.
Chissà se anche i Radiohead, da sempre anticipatori dei tempi, nel 1997 avessero immaginato che una delle loro canzoni più intime sarebbe rinata grazie a un’app usata da adolescenti.
Per approfondire:
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