COLUMBIA: “Vorrei che ascoltando la mia musica, il pubblico vivesse un momento di festa”

Un nuovo nome emerge timidamente dagli ambienti underground milanesi, contando già una presenza dal vivo sui palchi de La Corte dei Miracoli e del Bachelite: Columbia. Non si tratta soltanto dell’alter ego musicale della pianista e compositrice Alice Albicini, ma anche di un vero e proprio anacronistico ensemble di otto musicisti, un organismo vivo che unisce ricerca, intensità e libertà creativa.

Il 26 settembre arriva “Witchcraft”, primo singolo di Columbia distribuito con Believe Music Italy. Il brano segna l’inizio di un percorso ambizioso: fonde contaminazioni jazz, afrobeat, atmosfere visionarie, e abbraccia una libertà creativa che rifiuta le logiche dettate dai numeri e dagli algoritmi. L’obiettivo è creare un’esperienza sonora collettiva, un piccolo rito laico che unisce espressione artistica, improvvisazione, visione e partecipazione.

Columbia intervista

Come nasce Columbia? C’è stato un momento preciso in cui hai sentito l’esigenza di dare forma a questo progetto, o è nato in modo spontaneo da esperienze e collaborazioni precedenti?

Columbia nasce nel 2022 perché avevo l’esigenza di dare forma a dei brani che mi frullavano in testa da un po’. Li ho messi su carta e arrangiati per piccolo ensemble. I musicisti li ho incontrati tutti nell’ambito del mio studio ai Civici corsi di jazz di Milano.

Quali sono tre dischi che a tuo parere sono stati fondamentali per la tua formazione musicale?

Sicuramente Sandinista dei Clash: è stato un disco magico per me, che mi ha insegnato ad andare oltre i generi musicali, a non mettersi dei limiti stilistici. Poi sicuramente I am degli Earth Wind and Fire e Sempre più vicino dei Casinò Royale.

“Witchcraft” segna l’inizio di un percorso: che cosa rappresenta per te questo primo brano e quali aspetti della tua identità musicale senti di aver voluto mettere in chiaro fin da subito?

Vorrei che ascoltando la mia musica, il pubblico vivesse un momento di festa, una sorta di piccolo rito collettivo, che è un po’ quello che rappresenta questo brano per me.

Avviare un nuovo progetto musicale non è mai semplice: quali sono state le difficoltà e le scoperte più significative nei primi passi di Columbia, sia dal punto di vista creativo che personale?

Organizzare le prove con un ensemble di 9 elementi, credetemi…

E se fossi un drink quale saresti e perchè?

Direi un Chinotto, una delle mie bevande preferite: “un chinotto ogni due ore, fa passare il malumore”.

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