Nel nuovo singolo Mazzoli, Il cielo sopra Milano, la città emerge come punto di partenza per un racconto che intreccia percezioni personali, vita quotidiana e la necessità di trovare un equilibrio all’interno di un contesto frenetico. Il brano costruisce un dialogo tra ciò che Milano mostra e ciò che trattiene, tra le sue geometrie riconoscibili e le zone più intime che si rivelano solo a chi le vive davvero.

Mazzoli Intervista
Nel brano “Il cielo sopra Milano” racconti una città che può spaventare ma anche accogliere. Come ti ci sei ritrovato dentro, da autore e da persona?
Ciao ! Premetto che non vivo a Milano ma sono solo un turista abituale, comunque ogni volta mi sento davanti a qualcosa più grande di me, saranno i palazzi o la quantità di persone che la calpestano, anche se grazie agli amici con cui la frequento mi sento sempre in una dimensione intima, credo sia una città così grande da saper avere molte facce, anche se di solito ai cantautori spaventa…
Hai dichiarato che X Factor ti ha dato “consapevolezza di ciò che ti aspetta là fuori”. Cosa hai scoperto di te su quel palco?
Che sono in grado di resistere alla pressione di tantissimi occhi addosso e che non ho paura dei giudizi dopo una vita intera a credermi molto condizionabile. Oltre a riscoprire una buona attitudine nello stringere legami veri che ho invece scoperto dietro al palco.
Il tuo modo di cantare è molto personale: lo consideri un punto di partenza o di arrivo nel tuo percorso artistico?
A oggi mi piace come ho imparato ad usare la mia voce. Credo sia aderente anche al tipo di brani che deve raccontare. Ovvio non è mai un punto di arrivo, non so mica come mi sveglierò domani.
C’è un equilibrio curioso nel tuo suono tra acustico, pop e rock d’autore. È una scelta o una naturale sintesi dei tuoi ascolti?
Sicuramente la mira è li vicina alle cose che ascolto e infatti possiedo una dimensione acustica ma anche tanti ascolti rock e pop, in questo caso è una bellissima sintesi anche dei gusti dei ragazzi che producono i brani con me.
Come si costruisce una canzone oggi senza perdere autenticità in un panorama così pieno di stimoli e mode?
Inseguendo la canzone dove ha voglia di andare. Credo certe melodie abbiano bisogno di strade che sanno già di poter percorrere, superando la riduzione e gli schemi e seguendo il proprio flusso le si trova lì come volevano essere.
Pensi che “Il cielo sopra Milano” possa anticipare in qualche modo il suono del tuo prossimo album?
Per alcune cose si. Almeno per lo stampo vintage e la presenza di soli strumenti analogici. Poi il disco è diventato davvero pieno zeppo di colori diversi, sono molto felice di queste tante facce.
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