Speedy: “Sapore quasi contraddittorio, un po’ dolce e un po’ amaro”

speedy intervista

Speedy presenta il suo primo disco QUATTROMIGLIA, disponibile dal 7 novembre per Semplicemente Dischi e Marley 360. Anticipato da cinque singoli, l’album è il punto di arrivo di un percorso iniziato a gennaio con “Clochard”, la focus track del disco. L’album sarà presentato in alcune delle principali città italiane con il QUATTROMIGLIA TOUR, in partenza il 9 novembre.

Lo abbiamo intervistato partendo, come sempre, dai suoi dischi preferiti.

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1. Il disco è stato descritto come un “concept album dedicato” al quartiere universitario di Quattromiglia a Rende. Quali sono le immagini, i suoni o i ricordi precisi che volevi preservare legati a quel luogo? E come hai trasformato la quotidianità dello spazio in musica?

Io ho sempre vissuto in un piccolo paesino in provincia di Cosenza, Sant’Agata di Esaro. L’essermi trasferito a Quattromiglia per studiare e per frequentare l’università mi ha fatto conoscere un sacco di persone e vivere numerose esperienze che sono diventate il motore dei miei testi e delle mie canzoni. Mi sono sempre sentito in debito con questo posto per per ciò che mi ha dato e ho provato a ricambiare il tutto dedicandogli il mio primo progetto discografico.

2. Quali sono tre dischi che a tuo parere sono stati fondamentali per la tua formazione musicale? E per quale motivo?

Ho sempre ascoltato molta musica, soprattutto italiana, dal cantautorato un po’ più datato a quello moderno. È difficile scegliere solo tre progetti, ma volendoci provare rispondo in primis con “Superbattito” di Gazzelle e “Mainstream” di Calcutta per il periodo in cui li ho ascoltati e per la loro capacità di comunicare emozioni complesse attraverso parole comuni. Per chiudere scelgo “Mio fratello è figlio unico” di Rino Gaetano sia per la potenza, quasi rivoluzionaria, dei suoni e delle parole sia per aver portato in alto il nome della mia Calabria.

3. E se fossi un drink, quale saresti e perché?

Avrei risposto birra senza pensarci, ma se proprio devo nominare un drink dico il Negroni Sbagliato per quel sapore quasi contraddittorio, un po’ dolce e un po’ amaro che mi contraddistingue e che lo contraddistingue, e anche perché mi sento sbagliato.

4. Nel brano Cremonini affronti il tema dell’amore “normale” e quotidiano — “preparare un caffè”, “rimanere nel letto” — e lo descrivi con una malinconia consapevole. Come hai bilanciato l’idea di semplicità con l’esigenza di far emergere un’emozione più grande? Quale parte del processo ti ha sorpreso di più?

Penso che la massima espressione dell’amore si manifesti proprio nel rendere grandi i momenti “piccoli”. “Cremonini” nasce proprio da questo costrutto fondamentale che ho provato sulla mia pelle. Il pizzico di malinconia consapevole nel finale è frutto della presa di coscienza che a vent’anni, forse, nulla è per sempre anche se sarebbe bello pensarlo.

5. Ti sei costruito un seguito importante sui social media, con numeri crescenti e coinvolgimento. In che misura senti che “essere ascoltato online” abbia influenzato il modo in cui hai scritto le canzoni dell’album? E quanto invece hai volutamente ignorato questa dimensione per mantenere autenticità?

I pezzi all’interno di questo disco li ho scritti prima di poter immaginare un così ampio coinvolgimento sui social media. Li ho tenuti per me per molto tempo e per molto tempo ho pensato che sarebbero rimasti solo miei. Li ho sempre cantati solo con i miei amici più stretti e sono stati loro a convincermi del fatto che forse avrei potuto pubblicarli un giorno. Adesso è iniziata una nuova fase in cui sono consapevole della risonanza, seppur ancora piccola, del mio progetto e scrivere forse mi verrà più complicato. Cercherò comunque di ritagliarmi momenti solo miei e di isolare le mie emozioni per evitare che vengano contaminate dalle cose futili che le rendono meno vere.

6. Dal punto di vista produttivo, il tuo suono viene descritto come “it‑pop / indie con leggere influenze elettroniche”. Qual è stata la componente sonora che hai voluto sperimentare di più in questo album e quale invece hai scelto di tenere come “tradizionale” per te?
Io ho sempre vissuto le mie canzoni come una sorta di confessione profonda con me stesso. Scrivere è sempre stato un modo per far urlare le mie emozioni e per evitare che quest’ultime mi distruggessero. L’incontro con il mio produttore, Paolo Pasqua, ha fatto sì che l’intimità impenetrabile delle mie parole incontrasse un sound fresco e innovativo così da creare un’amalgama, secondo me, vincente.

7. Guardando alle date del tour che seguiranno l’uscita del disco — il Quattromiglia Tour parte dal 9 novembre. Qual è il momento dal vivo che temi di più e quale invece attendi con maggiore entusiasmo? E se avessi la possibilità di riscrivere una delle tracce dell’album dopo aver visto la reazione del pubblico cosa cambieresti?

Sicuramente il pensiero di dovermi esibire per la prima volta davanti a un pubblico più ampio, e forse con più pretese, mi spaventa un po’. Tuttavia credo di essere circondato dalle persone giuste per affrontare questa sfida e non vedo l’ora di partire. Delle mie canzoni non cambierei nulla perché vorrebbe dire cambiare delle emozioni uniche e irripetibili che fanno parte del me che le ha scritte.

 

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