Un ritorno importante e peculiare, come è giusto per un progetto unico: il 28 gennaio esce Fast Food, il nuovo disco di Lamine, il progetto di Viviana Strambelli.

Fast Food – Lamine
L’avventura musicale e artistica di Lamine riprende con un album che colleziona frammenti, che collega insieme progetti sonori interrotti, li rielabora e ne ottiene un tutto coerente e coeso. Che utilizza “scarti” per farli diventare arte, come è Lamine stessa a raccontare:
Useremo tutto.
Gli scarti.
I frammenti.
La velocità.
L’artificio.
Anche ciò che ci disturba e ci consuma.
Anche ciò che non è puro.
Non difendiamo i mezzi.
Li usiamo per difenderci.
Se qualcosa può far passare quello che siamo,
allora può essere usato.
Anche contro se stesso. Anche contro noi stessi.
Non cerchiamo la verità dei materiali,
ma la verità di ciò che passa attraverso di essi.
Perché c’è una cosa sola che non si negozia:
la necessità di dire.
Fast Food nasce quando qualcuno prova a toccare la sorgente
da cui nascono le parole.
E le parole non si confiscano
C’è una necessità di comunicazione fortissima alla base di un disco stratificato, resistente anche a dispetto di se stesso. E c’è la voce di Lamine che tiene insieme tutto, con poesia e con una fragilità che si fa durezza adamantina.
Fast Food non è adesione, non è provocazione.
È una strategia di attraversamento.
In un sistema che consuma, accelerando,
noi acceleriamo per far passare ciò che resiste.
In un sistema che chiede forme riconoscibili,
noi usiamo le forme come veicoli, non come identità.
Fast Food difende una sola cosa, non negoziabile:
la necessità di dire come diritto assoluto, non come privilegio.
Tutto il resto è mezzo.
Tutto il resto è materia.
Tutto il resto può essere usato.
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