Per festeggiare i trent’anni di attività, la band punk/Oi! viterbese dei Razzapparte torna sul mercato discografico con un nuovo album: L’etrusco uccide ancora (il titolo è un riferimento al film horror/noir uscito nel 1972).
L’apertura del disco è affidata alla title track, L’etrusco uccide ancora, introdotta da una suggestiva registrazione tratta dal film. La parola d’ordine è una sola: potenza. Il brano colpisce dritto allo stomaco e si inserisce perfettamente nel contesto generale dell’album, risuonando con forza tanto sul piano musicale quanto su quello lirico. Il testo celebra l’essenza dello spirito etrusco e la necessità di non accettare compromessi: un manifesto di appartenenza e passione.
Razzapparte – L’etrusco uccide ancora
Segue Vinnute Mae (in versione Oi! Mix), brano riproposto anche come traccia finale e cantato in dialetto viterbese. L’impatto è esplosivo: chitarre distorte e granitiche accompagnano la voce di Flavio, che imprime al pezzo una direzione netta e riconoscibile. È punk/Oi! diretto, senza fronzoli, dove la vecchia scuola si conferma ancora una volta garanzia di solidità ed efficacia.
Lo stesso vale per Cliché: l’introduzione è affidata a un drumming martellante, presto raggiunto da chitarre e canto. Il testo è chiaro e senza ambiguità, incentrato sul peso dei cliché sociali e sulle gabbie mentali che ne derivano.
Con Fuoco l’arrangiamento si fa ancora più massiccio e rimanda direttamente ai suoni storici del genere, richiamando le grandi band dell’Oi! britannico degli anni ’80 e ’90. L’attitudine è rabbiosa, la velocità sostenuta, e la musica diventa veicolo di messaggi autentici, legati alla vita vissuta, come solo il punk sa fare. Il brano affronta il tema dei demoni interiori e delle illusioni, per poi esplodere nel ritornello attraverso immagini e metafore che ne amplificano il significato.
Il mini-album si chiude con Notte (Remix): una batteria che parte in modo ammiccante, un assolo di chitarra che richiama i migliori Cock Sparrer, e un risultato complessivo che suona come un punk rock maturo, essenziale ma sorprendentemente raffinato. Le liriche, pur immerse nel vuoto urbano evocato dal testo, lasciano spazio alla speranza: perché alla fine, dopo la notte c’è sempre un giorno ad attenderci.
Con L’etrusco uccide ancora, i Razzapparte firmano un lavoro carico di energia, vitalità e coerenza, dimostrando di essere ancora pienamente rilevanti nella scena punk italiana. E viene spontaneo chiedersi: esiste un modo migliore per celebrare trent’anni di militanza sonora?
Emiliano Romanelli
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