Tra periferia e rivelazioni: Enrico Marcucci e le notti che diventano canzoni

Ci sono canzoni che nascono da un’intuizione, altre da un lungo processo di scrittura. E poi ci sono quelle che sembrano semplicemente accadere. “Le luci”, re-edit del brano di Enrico Marcucci, appartiene a quest’ultima categoria: un racconto notturno, vivido e quasi cinematografico, che prende forma tra le strade di Milano e si trasforma in una fotografia sincera di esperienze vissute in prima persona.

Nel suo percorso, Marcucci ha sempre cercato un equilibrio tra suono e parola, ma con questo singolo sembra aver trovato una nuova essenzialità, lasciando che siano le immagini e le emozioni a guidare tutto il resto. Un brano che segna anche un passaggio, un punto di apertura verso un nuovo capitolo fatto di ricerca, autenticità e una rinnovata urgenza espressiva.

Ne abbiamo parlato con lui partendo proprio da “Le luci”: dalle sue origini spontanee fino a ciò che rappresenta oggi nel suo percorso artistico.

Enrico Marcucci intervista

Ciao Enrico, abbiamo ascoltato con piacere il tuo nuovo brano “Le Luci” puoi raccontarci come nasce questo brano?

Ben trovati ragazzi. “Le luci “ in realtà nasce molti anni fa. Avevo appena pubblicato un mio Ep con un’etichetta delle Marche, dove vivevo allora, e mi trovavo a venire spesso a Milano. Iniziai tramite questa frequentazione metropolitana a notare qualcosa che in provincia mi sfuggiva. Dopo una serata a suonare sui Navigli iniziai a passeggiare solo a piedi per raggiungere la casa degli amici che mi ospitavano quel giorno e mi persi tra Centrale e Loreto (solo oggi che vivo a Milano posso dire dove mi trovassi allora).

Volendo essere poetico in maniera becera ma non banale direi che quella notte scavalcai “la siepe” di Leopardi. Incontrai situazioni che mi riguardavano nel profondo ma che in provincia non si sarebbero mai potute presentare come il lungo piano sequenza che mi accompagnò quella notte. Tutto ciò che ascoltate nel testo è accaduto davanti ai miei occhi e si è scritto da solo. Io in fondo ho fatto la musica ma forse davvero è l’unico brano in cui non ho dovuto sforzarmi di cercare le parole.

Rispetto ad altre composizioni passate questo brano ha avuto un’evoluzione differente o hai seguito sempre lo stesso processo creativo?

Direi che questo è un brano a sé nella mia “storia musicale” passata, presente e futura. Ripeto, è un brano che si è scritto da solo e che vuole concentrare la sua attenzione principalmente al testo e alle sue parole e situazioni narrate. Lo stesso utilizzo del Microkorg è stata una scelta ragionata perché essendo un sintetizzatore monofonico sporca la scenografia sonora a tal punto da accentuare con maggiore genuinità ciò che il brano mira a sottolineare. Direi per questo che il mio processo creativo cambia sempre a seconda di cosa e chi ho davanti.

Mi occupo di diverse situazioni musicali e a ognuna cerco di dedicare un’attenzione e uno sguardo che la rispetti per ciò che è. Non è detto che sempre ci riesca ma questa è l’intenzione primaria.

Essendo il secondo singolo dell’anno, a cosa dobbiamo prepararci? Nuovo album in vista? Puoi darci qualche spoiler?

Sto finendo di registrare il mio prossimo Ep, principalmente in analogico e con band. I testi inediti, a cui tengo particolarmente, hanno una storia tutta loro che dura da anni e che se ve la raccontassi ora perderebbe magia. Non centrano nulla con quanto pubblicato finora se non nella stesura del testi. Per il resto avrete chitarre, arpeggiatori, riverberi e un bel tocco di educata follia che mi appartiene e che fino a oggi non ho dimostrato abbastanza.

Come definiresti la tua musica attualmente?

Autentica e sincera. Ma detto così non significa nulla. Ci ho messo una vita per poterlo affermare con certezza e me ne sono reso conto solo da poco. Come dicevo sopra le cose vanno riconosciute ma per riconoscerle c’è bisogno di sperimentare e andare a fondo di se stessi, in tutti  modi e con tutti i sensi. Non cerco l’approvazione di molti. Quando arriva qualcuno a scrivermi o a dirmi che si è ritrovato in un mio brano io sento già di aver portato a termine il mio compito e mi sento spronato a fare di più. Di questo dovremmo parlarne fra qualche mese. Non a caso ho voluto pubblicare questi due brani (“La scommessa” e “Le luci”) perché fanno da preludio a ciò che ascolterete nel mio prossimo Ep e ai concetti che più mi stanno a cuore.

Come ti vedi nel prossimo futuro? Cosa ti aspetti accadrà?

Mi aspetto di poter mantenere sempre più alta la mia energia per portare a termine i miei obiettivi (tanti) e suonare suonare suonare con la mia band e la gente che si diverte. Mi manca troppo quello che si crea durante un concerto e voglio farlo con altre persone al mio seguito e qualcuno, anche pochi, che sia lì a condividere la stessa energia e gli stessi sentimenti. Desidero, e grazie al cielo lentamente sta accadendo, tornare a una musica che sia collettiva e comprensibile nel senso di con-prendere, “prendere insieme”, dalla band a chi hai davanti.

Ci sarà la possibilità di vedere dal vivo prossimamente?

Assolutamente! Non fissiamo date ma in autunno certamente. Questo è uno degli obiettivi che hanno spinto questo progetto. La musica è sentimento e il sentimento senza corpo è fine a se stesso. Grazie ragazzi di avermi permesso di asciugarvi per bene e un grandissimo abbraccio.

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