La pubblicazione di fumetti a tema musicale non è frequente, ma ogni tanto emerge una piccola perla capace di arricchire il nostro immaginario culturale. È il caso della nuova graphic novel uscita per Feltrinelli, Ho lasciato ogni posto. David Bowie a Berlino in tre atti, scritta da Lorenzo Coltellacci e illustrata da Mattia Tassaro.

Pagine Rock #2: Ho lasciato ogni posto
La narrazione si concentra sul triennio berlinese di David Bowie (1977 1979), periodo che ha dato vita alla celebre Trilogia berlinese: Low, Heroes e Lodger. È la fase in cui il Duca Bianco chiude simbolicamente gli anni Settanta e apre la strada a post punk e new wave, spostando l’asse del rock verso territori più elettronici, frammentati e moderni.
Il fumetto racconta la genesi dei tre album attraverso una biografia artistica che tocca le tante donne della vita di Bowie, il rapporto con il figlio Zowie, la tournée con Iggy Pop, le incursioni cinematografiche. Il Bowie rappresentato è distante dal personaggio glamour di Ziggy Stardust: meno maschera, più corpo vulnerabile, in piena trasformazione. Il paradosso è evidente: un periodo di massima creatività, ma anche di crisi, dipendenze e smarrimento.
Berlino diventa una vera co protagonista: palazzi, strade, marciapiedi e ombre che riflettono desideri e fantasmi interiori. Il Muro — raffigurato anche nelle splendide copertine — è insieme elemento fisico e metafora: barriera reale e interiore, ancora da abbattere.
A impreziosire la struttura narrativa c’è il legame tra Bowie ed esoterismo: ogni capitolo si apre con una carta dei Tarocchi, che introduce simbolicamente il momento che il lettore sta per affrontare.
Ho lasciato ogni posto non racconta solo un artista, ma un punto di svolta nella storia del rock europeo, con un taglio più storico contestuale rispetto a molte altre opere dedicate a Bowie. La lettura alimenta la speranza che altri autori del mondo delle “nuvole parlanti” continuino a esplorare la musica con la stessa sensibilità.
Emiliano Romanelli
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