Dal jazz al cantautorato, passando per temi come la femminilità, l’amore e l’impegno sociale, Beatrice Rosa racconta il percorso che l’ha portata a realizzare Sinfonia di un Sogno. Un disco nato dall’ispirazione e dalla ricerca di una voce autentica, capace di trasformare emozioni personali in messaggi universali.

Beatrice Rosa intervista
Ciao Beatrice! Siamo felici di poter parlare con te qui su BM. Iniziamo chiedendoti di te: chi sei e quando ti sei avvicinata alla musica?
Ciao! È un gran piacere anche per me! Io sono Beatrice Rosa e studio musica da quando avevo 10 anni. Il primo strumento a cui mi sono avvicinata è stato il canto. Fu un caso in realtà. Iniziai in prima media. In quel periodo veramente volevo frequentare un corso di teatro che si faceva nella mia scuola ma per motivi logistici non ebbi il modo. Sempre nella mia scuola però, era presente anche un corso di canto; mia madre lo seppe e vedendomi dispiaciuta del fatto che non potessi frequentare teatro mi disse: “Ma si, perché non provi a cantare, è comunque una forma artistica”. Bene, decisi di provare e da quel momento non smisi più. L’anno dopo iniziai a studiare anche pianoforte e finite le medie feci l’esame per entrare al Liceo Musicale di Milano. Mi presero e da lì in poi fu tutta una crescita fino ad oggi, dove attualmente sto per concludere i miei cinque anni di studio in Conservatorio.
Il tuo disco di debutto è “Sinfonia di un Sogno”. Cosa significa per te sognare?
Sognare per me è anche un po’ amare. Quando si sogna qualcosa la si ama. Almeno quando lo si fa ad occhi aperti di solito è così, poi nel sonno magari non sempre ahaha. Comunque La musica di questo disco mi arrivò all’improvviso. Ero immersa nel mio mondo; un po’ come in uno stato meditativo; proprio come quando si sogna. Posso dire dunque, di averla prima sognata la mia musica e per me questo è stato un vero simbolo di amore verso ciò che faccio.
Nella pratica, questo sogno come si è trasformato in realtà? Chi ti ha aiutata nel realizzare questo lavoro?
Le melodie e i testi dei brani, una volta arrivatimi nella testa, li ho voluti registrare subito col mio telefono per non perdermi nessuna idea. Poi, per definire meglio gli arrangiamenti dei pezzi, mi sono affidata al compositore e pianista Matteo Maenza; il suo stile pop e cantautorale ha restituito ai pezzi le contaminazioni che cercavo. Il brano funk del disco invece, Open My Door, l’ho scritto insieme al compositore e sassofonista Dario D’Uva. La sua cifra ritmica ha restituito il groove perfetto al pezzo. I musicisti con cui ho registrato gli inediti dell’album sono: il pianista Matteo Maenza, il sassofonista Tommaso Mauri, il batterista Alessio Marschio e il bassista Giulio Molteni. Le due cover presenti nell’album invece, le ho registrate con il pianista Raffaele Garramone. È stato un team davvero pazzesco; con tutti loro c’è stata tanta sintonia e ci siamo davvero divertiti. Il recording, il mix e il master del disco sono stati realizzati invece dal fonico Stefano Spina presso l’Easy Nuts Lab Studio. Ringrazio moltissimo anche Stefano per lo splendido lavoro. Anche lui ha contribuito a rendere il team davvero speciale.
La copertina ti ritrae con una rosa rossa fra i capelli. Un simbolo che richiama subito la femminilità e le donne. E di donne se ne parla molto in queste canzoni. Ci racconti perché hai voluto affrontare questi temi e cosa significhi, per te, essere donna nella nostra società?
Credo sia il momento per la nostra società di dare voce all’energia femminile, in qualsiasi campo. Dopo anni di repressione e svalutazione della donna come individuo al di là della dimensione estetica, è il momento che le donne dicano la loro, si facciano sentire e si riprendano quel posto che è mancato loro negli anni. Sicuramente dei progressi sono stati fatti ma c’è ancora molto lavoro, specie in campo sociale.
Gli uomini andrebbero educati al rispetto della donna come essere umano; come anima; come individuo libero prima di tutto. Le notizie che si sentono dei femminicidi sono indicibili. Sembra di essere ancora nell’età della pietra. Nel 2026 ci dovrebbe essere un’evoluzione maggiore ed è il momento di promuoverla. L’arte in generale come la musica o il cinema credo che debba non solo essere intrattenimento, ma credo che debba anche parlare di attualità e far riflettere. È un mezzo di comunicazione molto più potente di quanto pensiamo e viene troppo spesso sottovalutato.
Nel mio album c’è un brano a cui tengo molto che racconta proprio di un femminicidio abominevole avvenuto nel 2023: il femminicidio di Giulia Cecchettin. Il brano dedicato a lei racconta un ipotetico punto di vista di Giulia sulla vicenda. Con questo brano, vorrei far riflettere su questa tematica e porre una domanda ai lettori e agli ascoltatori uomini.
Quante donne devono essere uccise prima che i femminicidi non accadano mai più? Oltre a questa tematica, sono fiera comunque di essere portatrice della creatività femminile in generale. Nel brano Sinfonia di un Sogno, la title track dell’album, racconto l’amore che ho per mia mamma e l’amore che ho per me stessa. Quel brano per me emana amore incondizionato, dolcezza e gentilezza. Per me queste, sono tutte qualità che simboleggiano grande forza d’animo e grande intelligenza; mia madre me lo ha sempre insegnato; mi ha sempre insegnato che gentilezza e dolcezza non sono affatto sinonimo di fragilità, ma semmai proprio il contrario. È ora che ce ne si renda conto.
Cosa ti accomuna, invece, al jazz? Che è la radice sonora dalla quale parte la tua musica.
Il jazz mi prese per mano tanti anni fa e mi portò verso un percorso davvero significativo. Mi ha aiutato a liberarmi dalla mia timidezza e mi ha incoraggiata ad esprimere le mie idee; la dimensione improvvisativa appartenente al genere in questo senso ha fatto tantissimo e ha stimolato molto la mia creatività. Del jazz amo il senso interpretativo delle melodie, con un modo di stare sul tempo del cantante solitamente molto personale. Amo moltissimo l’approccio swing, i pezzi in big band e i piccoli ensamble jazz; tanto intimi quanto intensi, specie nei brani ballad. Mi sto inoltre appassionando sempre di più all’improvvisazione. Mi piacerebbe comunque nei miei prossimi pezzi, aprimi anche a contaminazioni più pop e indie. Sto già scrivendo dei nuovi pezzi! Rimanete sintonizzati!
La musica è spesso uno strumento di salvezza nei momenti difficili. È così anche per te? E pensi possa aiutare anche chi la ascolta?
La musica io credo che dia un contributo veramente importante all’aiuto emotivo delle persone, così come molte altre forme artistiche. Non a caso, esiste la musicoterapia, l’arteterapia o anche il teatroterapia. Ma parlando di musica, credo che anche i musicisti e i compositori che pubblicano e scrivono i loro pezzi possono avere davvero un ruolo importante; credo possano far riflettere, trasmettere valori e messaggi. Trovo che negli ultimi anni la potenza espressiva della musica sta venendo troppo sottovalutata; non mi sorprende infatti che in certi brani molto commerciali si trovino testi che inneggiano a messaggi davvero indicibili come lo stupro di gruppo o la visione della donna come oggetto. Ho letto molti testi trap contenenti messaggi del genere. Molti di quei brani vengono ascoltati da ragazzi anche molto piccoli; io su questa cosa rifletterei parecchio. Parlando del mio caso specifico comunque, la musica è sempre stata una mia grande amica; mi ha dato davvero tanto. Mi ha insegnato ad amare me stessa e non mi ha mai fatto sentire sola. Ha sempre riempito tanti vuoti, poi da quando compongo ancora di più. Negli anni mi è capitato di sentirmi sola, ma la musica è sempre venuta in mio soccorso.
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