Ci sono dischi che cercano il proprio posto nella scena e altri che, più semplicemente, sembrano voler stare altrove. Neon Dream, il nuovo EP di Galapaghost, appartiene decisamente alla seconda categoria. Sei tracce e poco più di dodici minuti in cui Casey Chandler mette da parte le coordinate folk e cantautorali del passato per entrare in un territorio elettronico molto più istintivo, obliquo e personale.

Galapaghost – Neon Dream
Già “Hide n’ Seek” mette in chiaro le intenzioni: non c’è la necessità di costruire un’immediata hit da playlist, ma quella di creare un ambiente sonoro nel quale la voce, i sintetizzatori e le manipolazioni elettroniche possano muoversi liberamente. La title track, appena un minuto e ventitré secondi, sembra quasi un’interruzione sospesa, mentre “Nocturnal Nina” porta il disco verso una dimensione più notturna e straniante.
“Figure 8” e “Mumbo Jumbo” continuano a giocare con questa idea di musica come spazio di esplorazione, senza preoccuparsi troppo di appartenere a un genere preciso. È proprio qui che Neon Dream trova la sua identità: nell’impressione che Galapaghost non stia cercando di diventare “un artista elettronico”, ma semplicemente di vedere cosa succede quando smette di fare quello che sa già fare. La stessa brevissima “Happy Tears”, che chiude l’EP in meno di un minuto, sembra quasi una coda lasciata lì apposta per non dare al lavoro una conclusione troppo ordinata.
Ed è forse questa libertà il suo elemento più prezioso. In una scena mainstream sempre più costruita attorno a formule riconoscibili, ritornelli immediati e produzioni pensate per non disturbare l’ascolto, Neon Dream sceglie deliberatamente un’altra strada. Non vuole necessariamente essere facile, né rassicurante, né immediatamente catalogabile. Vuole sperimentare.
E oggi, francamente, ne avevamo bisogno. Perché un EP come questo ricorda che la musica può ancora essere anche curiosità, gioco, errore e scoperta. Galapaghost cambia pelle senza preoccuparsi di spiegare troppo il perché, e proprio questa assenza di calcolo rende Neon Dream un lavoro sorprendentemente fresco. Non è un disco che cerca di stare al passo con la scena: è un piccolo spazio in cui, finalmente, si può provare ad andare da un’altra parte.
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