L’ex leader degli Smiths, Johnny Marr, si prepara a tornare sulle scene con un nuovo album, The Age of Everything, in uscita il 2 ottobre. Si tratterà del suo sesto lavoro in studio da solista dopo la fine della storica avventura condivisa con Morrissey.

Johnny Marr – The Age of Everything
Ad anticipare il disco sono arrivati due singoli, Spin e It’s Time, che offrono già alcune indicazioni sulla direzione intrapresa dal musicista di Manchester.
Spin è un concentrato di sonorità tipicamente “marriane”: chitarre dinamiche, grande attenzione agli effetti e quel gusto per i colori sonori che da sempre rappresenta il marchio di fabbrica dell’artista. Anche la voce, ormai pienamente riconoscibile nel suo percorso solista, si integra perfettamente con la melodia. Pur non possedendo la teatralità dell’ex compagno Morrissey, Marr dimostra ancora una volta di saper gestire il cantato con misura ed efficacia. Il risultato è un pop-rock elegante, privo di inutili sovrastrutture, ma profondamente intriso di britannicità.
It’s Time, invece, profuma di anni Novanta. Non sorprende, considerando il lungo rapporto di stima e amicizia che lega Marr a Noel Gallagher. Gli arpeggi chitarristici richiamano per un attimo alcune atmosfere degli Smiths, ma il brano riesce a rimanere saldamente ancorato al presente, muovendosi all’interno delle coordinate del miglior rock britannico contemporaneo.
Naturalmente, sarebbe ingenuo aspettarsi che Johnny Marr reinventi la musica a ogni nuova pubblicazione. Le sue architetture sonore, il suo modo di comporre e costruire gli arrangiamenti sono ormai ben definiti. Ma sono anche gli stessi elementi che hanno emozionato almeno due o tre generazioni di ascoltatori e che continuano a conservare una notevole forza evocativa.
In attesa di ascoltare The Age of Everything nella sua interezza, questi primi due singoli permettono già di assaporare una sensazione familiare: quel dolce sapore autunnale che arriva quando l’estate volge al termine, accompagnato magari da una tazza di tè e dalla consapevolezza che da Manchester continuano ad arrivare artisti capaci di coniugare tradizione e qualità senza perdere credibilità.
Emiliano Romanelli
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