SALICE IN TOUR CON GIO EVAN, DIARIO DI BORDO PARTE 5: «Latteria Molloy: ho avuto difficoltà a regolare il battito cardiaco»

Il tour di Gio Evan continua anche nel nuovo anno e in apertura dei suoi concerti c’è sempre il nostro Salice. Il diario di bordo prosegue con la tappa di Brescia, ecco cosa ci racconta l’artista!

Salice

Salice in tour con Gio Evan
Diario di bordo, parte 5

11 gennaio 2020 
Latteria Molloy, Brescia

La mia prima volta a Brescia è stata esattamente un anno fa. È vero, abito a Milano da un sacco, ma non amo particolarmente fare il turista, e colpevolmente ammetto di essere abbastanza pigro da preferire il passare la domenica a casa sotto le coperte all’organizzare una gita. Per fortuna, dovevo fare uno di quegli incontri importantissimi per i quali vale davvero la pena lavarsi tremando davanti allo specchio con cinque gradi in casa: quella sera, insieme a Pietro Paletti ho organizzato le prime idee, tracciando i primordiali confini entro cui abbiamo poi costruito, qualche mese più tardi, le canzoni. 

Il legame con Brescia

Da lì in poi, il mio destino ha cominciato a imbastire una fitta trama che mi ha legato a Brescia. La ciliegina sulla torta è stata una conversazione avuta con Andrea (colui – ovviamente bresciano – che ha il merito di aver unito i puntini di quel disegno dal quale è venuto fuori Salice) che cominciava con un link Youtube a Non è successo niente, una canzone di Alberto Belgesto (bresciano, certamente) pubblicata nel 2001. In pochi messaggi abbiamo deciso di registrarne un tributo in acustico durante le sessioni a Montichiari (provincia di Brescia), che è stato pubblicato molto recentemente. Esattamente il giorno prima di suonare in Latteria Molloy. Il locale che, ebbene sì, è un’idea di Alberto Belgesto.

Come ogni opera letteraria, credo che anche il significato di qualsiasi canzone sia co-costruito: l’autore mette a disposizione il mare entro cui pescare significati, e fornisce le indicazioni perché il fruitore dell’opera intrecci una rete che possa pescare in quel mare. Ogni ascoltatore, quindi, intreccerà una sua rete, in grado di pescare dei pesci che magari anche l’autore non si era accorto di aver allevato nel suo mare. Io ci ho pescato i lividi che di continuo vengono fuori e si riassorbono. Una parte importante delle relazioni a due sono questo: incomprensioni, sopportazione e incastro. Mediazione. Ma non è tutto qui, e se ciò che c’è oltre questi momenti di sparring vale la pena, allora, forse, il dolore è necessario. In copertina ci ho messo proprio questo: si vedono le botte.

Latteria Molloy

L’apertura al concerto di Gio in Latteria è stata una data importante. Sold out, questa volta ho avuto serie difficoltà a regolare il battito cardiaco. Latteria Molloy è uno dei templi della musica del nord Italia, dove suonano quelli grandi grandi. Sapere che stai per salire su un palco così importante davanti a una platea che sta esplodendo non è facile, soprattutto se è il sesto concerto della tua carriera. Anche le settimane che hanno anticipato quel momento non sono state rilassanti. Avrò cantato Non è successo niente quaranta volte in dieci giorni, e quando l’ho introdotta al microfono mi tremavano le gambe, e forse anche la voce. Suonarla in Latteria sapendo di avere Alberto come auditore di lusso mi ha fatto vivere un’esperienza inusualmente intensa: in genere ricordo molto nebulosamente i momenti passati sul palco, ma di quei due minuti ricordo esattamente ogni istante.

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