Lady and the Clowns: “Il filo conduttore è sempre la curiosità”

Lady and the Clowns intervista

Con un nome che gioca sull’equivoco e una presenza scenica capace di trasformare ogni concerto in un piccolo spettacolo, i Lady and the Clowns si sono imposti come una delle realtà più curiose e originali della scena indipendente romana. Il trio ha saputo costruire nel tempo un’identità musicale riconoscibile, muovendosi tra rock, funk e sonorità alternative, fino a sperimentare nuove sfumature folk con l’ultimo singolo “Rebel Ship”. Il brano, impreziosito da un assolo di tromba e da un arrangiamento intimo ma avvolgente, rappresenta un’evoluzione significativa del loro percorso, offrendo al pubblico una dimensione più riflessiva senza perdere energia e personalità.

Dopo l’album Mar Viola, che ha confermato il loro talento compositivo, i Lady and the Clowns continuano a esplorare i confini tra generi e atmosfere, mantenendo una forte attenzione al racconto testuale. Nelle loro canzoni, metafore e domande aperte invitano a interrogarsi su scelte, relazioni e cambiamenti, trasformando ogni brano in un’esperienza che va oltre l’ascolto. In questa intervista il trio racconta il processo creativo dietro “Rebel Ship”, il legame con il pubblico e la ricerca di un suono capace di sorprendere, tra radici rock e nuove prospettive folk.

Lady and the Clowns intervista

Lady and the Clowns intervista

Nel comunicato parlate di “nuove navi ribelli” come simbolo di vitalità. Cosa rappresenta per voi questa immagine nel quotidiano, al di là della musica? 

Per noi rappresenta le “sfide”, siamo giunti alla consapevolezza che occorre intraprendere quelle cose che ci fanno stare bene, che ci fanno venir voglia di vivere. Dalle attività, alle relazioni. 

Perché continuare a rimanere su una nave che affonda, invece che cavalcare le onde su una nave ribelle che ci da delle scosse forti? 

La scelta di inserire un assolo di tromba arricchisce il brano di una sfumatura particolare. Com’è nata questa decisione in studio?

Ultimamente abbiamo iniziato a frequentare molti musicisti che suonano gli strumenti più disparati. Tra i quali i fiati. Oltre al fatto che Lucilla (alla tromba) è bravissima, ci sembrava trasgressivo inserire un assolo di tromba su un brano folk. Inoltre, inserire la tromba rafforza la nostra passione di collaborare con tanti artisti per poi invitarli dal vivo a suonare con noi.

Rebel Ship nasce da una conversazione sui comportamenti umani. Vi capita spesso che i vostri testi nascano da riflessioni collettive più che da esperienze individuali? 

Sì certo, in realtà partiamo sempre da esperienze individuali che, volenti o nolenti, si concatenano sempre l’un l’altre. E’ proprio parlando di queste esperienze che poi si finisce per fare riflessioni collettive.

Nel vostro percorso avete attraversato diversi generi, dal funk al rock fino al folk. Qual è il filo conduttore che unisce queste esplorazioni? 

Il filo conduttore è sempre la curiosità che ci spinge a esplorare diversi generi. Oseremmo dire anche la sfida nel cimentarci in qualcosa che non abbiamo mai fatto.

I vostri concerti sono noti per la componente teatrale e giocosa. Quanto è importante per voi mantenere questo approccio anche nei momenti più intimi dei live? 

La componente giocosa per noi è fondamentale perché rappresenta una parte del nostro modo d’essere. Ci piace intrattenere il pubblico facendoli divertire, ma anche riflettere. 

Guardando al futuro, pensate di mantenere la vena folk intrapresa con questo singolo o di tornare a contaminazioni più rock e alternative?

Abbiamo già dei brani pronti per il nuovo album che aspettano solo di essere registrati. Non vogliamo fare spoiler, ma sicuramente il folk tornerà in qualche modo.

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