C’è un momento, ascoltando Fragile, in cui si ha la sensazione che il respiro stesso stia diventando musica. È il momento in cui si intuisce cosa rende speciale il primo disco di Alessia Scilipoti. L’idea che l’interpretazione possa essere un gesto di scrittura, che scegliere cosa suonare equivalga a dire chi si è.
Fragile, uscito il 24 ottobre 2025 per Da Vinci Classics, segna il suo ingresso nel mondo discografico. Non è un disco di composizioni originali: nessuno dei brani è scritto da lei. Eppure l’album è una dichiarazione d’identità più forte di molti lavori autografi. Perché è attraverso la scelta dei pezzi da affrontare e il modo di interpretarli che Scilipoti decide di presentarsi agli ascoltatori.

Alessia Scilipoti – Fragile
Per arrivare a un debutto così consapevole bisogna avere alle spalle un percorso solido. Scilipoti lo costruisce con determinazione. Nasce a Messina nel 2000, studia flauto traverso al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Como, dove si diploma con il massimo dei voti e la menzione. A Milano si laurea in Musica d’insieme con identico risultato, affiancando al percorso musicale una laurea triennale in ingegneria biomedica, quasi a dimostrare che rigore scientifico e ascolto del corpo possono convivere.
Partecipa a masterclass prestigiose, vince il Premio Nazionale delle Arti e “Lombardia è Musica”, suona con orchestre, approda alla Lucerne Festival Academy. Costruisce il proprio profilo non inseguendo la spettacolarità, ma affinando la propria voce interpretativa.
Fragile ne è la prova. I brani scelti – Takemitsu, Saariaho, Barrett, Romitelli – sono tutto fuorché comodi. Non cercano l’approvazione, non ammiccano. Sono opere che chiedono coraggio a chi le esegue e attenzione a chi ascolta. La Scilipoti non li ammorbidisce: li affronta.
Voice di Takemitsu apre il disco con sussurri, colpi di voce, suoni sporchi. Il brano ’72 Tape Machine di Vincenzo Parisi, compositore contemporaneo vincitore di numerosi premi e vicino agli ambienti del Conservatorio di Milano, porta con sé un’impronta sorprendente: sebbene Parisi sia un musicista classico, il suo background rock conferisce al pezzo una tensione e un’energia insolite nel repertorio contemporaneo, trasformando il flauto in un linguaggio percussivo ed elettrico. Nel brano conclusivo, Dia Nykta di Romitelli, la notte non è metafora, ma paesaggio sonoro.
Questa non è una scaletta neutra: è un manifesto. Scegliere un repertorio così significa esporsi come artista dalla personalità spigolosa, non conciliante, pronta a farsi ascoltare senza semplificarsi. In un panorama che spesso chiede ai giovani musicisti di essere “piacevoli”, Alessia sceglie invece di essere vera, anche quando questo significa essere difficile.
Fragile non è solo un debutto discografico: è un autoritratto in forma di scelte artistiche. È come se Alessia dicesse al pubblico:
«Non cerco di piacere. Cerco di essere inevitabile».
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