È uscito da un po’, ma Banana Split, l’EP dei Cattiva Madre, merita ancora tutta la nostra attenzione. In quattro brani soltanto, la band condensa un universo di contrasti: ironia e malinconia, energia punk e melodia pop, rabbia compressa e dolce nostalgia.

Cattiva Madre – Banana Split
Dietro al tono leggero e disincantato, Banana Split parla di relazioni, ma non solo di amori finiti o adolescenziali. I Cattiva Madre raccontano la solitudine come condizione esistenziale, quella che accompagna la vita nelle città postmoderne, sempre più individualistiche e distanti. È un disco che riflette, con semplicità disarmante, sul “distanziamento sociale” diventato ormai modo d’essere, ben prima della pandemia e ben oltre di essa.
Musicalmente, il quartetto sceglie la via dell’essenzialità: chitarre dirette, ritmiche asciutte, melodie che si imprimono al primo ascolto. C’è dentro tanto punk rock “classico”, ma anche un gusto melodico che rimanda alle prime stagioni dell’indie italiano, quando ancora bastavano tre accordi e un ritornello per dire qualcosa di vero.
Il titolo, Banana Split, è un piccolo manifesto: un dolce simbolo dell’opulenza anni Ottanta e, insieme, una strizzata d’occhio ironica alla cultura pop e ai Velvet Underground. Una dichiarazione d’intenti, insomma: i Cattiva Madre si muovono tra nostalgia e disincanto, consapevoli del kitsch ma senza paura di sporcarsi con esso.
In un panorama spesso iperprodotto e disattento, Banana Split risalta per autenticità. È un disco breve, ma denso, che non ha bisogno di urlare per farsi sentire. E anche se è passato un po’ di tempo dalla sua uscita, rimane una piccola gemma del punk melodico italiano: sincera, diretta, senza troppi fronzoli.
Ascoltatelo adesso, se non l’avete ancora fatto. Non per nostalgia, ma perché certe verità — e certi suoni — non invecchiano mai.
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