FRIDAY IN LOVE 2026 #4: le pagelle di Boban e Simone Piva

FRIDAY IN LOVE 2026

Friday in Love 2026 #4: debuttano gli album! Ecco Boban con “Volatile” e Simone Piva con “Da dove nasce il vento”

FRIDAY IN LOVE 2026 #4

Boban – Volatile

C’è qualcosa di profondamente urbano e umano in Volatile. Un disco che cammina lento tra le crepe di Milano, osserva, assorbe e poi restituisce sette brani viscerali, scuri ma mai freddi. I BOBAN fotografano una città stanca, disillusa, lontana dalle cartoline patinate, scegliendo di raccontarla dal basso, tra i piccioni e i marciapiedi consumati.

Volatile è il lavoro più stratificato e coraggioso della band: per la prima volta entrano synth, elettronica, sax e flauto traverso, mentre la batteria lascia spazio a beat artigianali costruiti su vinili e vecchie drum machine. Il risultato è un suono che mescola psichedelia, post-punk d’annata e neo-folk, mantenendo sempre una forte identità cantautorale.

Il disco si muove per immagini e stati d’animo. “Sotto un cielo topazio” apre con una passeggiata crepuscolare che diventa manifesto poetico: la città è ferita, ma nelle sue crepe può ancora filtrare la speranza. “Houdini” affonda nell’illusione dell’apparire, trovando nell’agapé l’unico gesto possibile, mentre la coda strumentale ipnotica porta l’ascoltatore altrove.

“Electroboban” è la deviazione più esplicita e politica: elettronica debordante e citazioni cinematografiche si intrecciano in una riflessione lucidissima sull’informazione e sul suo potere. “Loop 45” è nevrosi pura, un crescendo ossessivo che esplode in una stratificazione sonora potente, dove synth, sax e chitarre si inseguono senza tregua.

C’è spazio anche per la leggerezza consapevole di “Botox”, brano più morbido e quasi carezzevole, e per l’ironia tagliente de “Il tizio col pappagallo”, che nel suo surrealismo jannacciano diventa uno dei pezzi più politici del disco. A chiudere, “Komorebi”: fragilità come superpotere, memoria e ricomposizione, con la vita che continua nonostante tutto.

Volatile è un disco che non alza la voce, ma lascia il segno. Un lavoro coerente, vivo, profondamente necessario, che conferma i BOBAN come una delle realtà più interessanti nel raccontare il presente con occhi obliqui e parole oneste.

RIYL: CCCP Fedeli alla Linea, Enzo Jannacci più politico, Massimo Volume, Offlaga Disco Pax, post-punk italiano con anima cantautorale.

Simone Piva – Da dove nasce il vento

Da dove nasce il vento è un disco che cammina sui confini. Non solo quelli geografici, ma anche quelli emotivi, identitari, interiori. Simone Piva firma il suo secondo album con la consapevolezza di chi conosce bene le proprie radici ma non ha paura di guardare oltre, lasciando che il rock italiano e il cantautorato si intreccino in dieci tracce sincere, vive, mai scontate.

Il disco si apre con “Cosa siamo diventati”, un brano energico e diretto che mette subito le cose in chiaro: qui il rock è pulsione, movimento, urgenza. Subito dopo, “Irene” rallenta il passo e mostra il lato più intimo e cantautorale di Piva, dimostrando una capacità rara di alternare registri senza perdere coerenza.

Questo equilibrio è la vera forza dell’album. Da dove nasce il vento respira su due binari: da una parte i brani più dinamici e coinvolgenti come “Sulle nostre tracce” e “La leggendaria ballata di Bill”, che spingono in avanti con chitarre e ritmo; dall’altra le ballad più malinconiche e riflessive come “Oltre il confine” e “Fantasmi”, dove il tempo sembra sospendersi e lasciare spazio all’ascolto profondo.

Il rock resta la spina dorsale del disco, ma cambia forma di canzone in canzone, adattandosi al racconto. Le melodie sono immediate senza essere banali, mentre i testi colpiscono per lucidità e profondità: parlano di identità, di passaggi, di ciò che resta quando si attraversano le linee invisibili che separano chi eravamo da chi siamo diventati.

Registrato all’Edac Studio e distribuito da Believe Music Italia, Da dove nasce il vento è un album che tiene alta l’attenzione dall’inizio alla fine. È un disco che puoi ascoltare lasciandoti trasportare dal suono, ma che sa anche fermarti e costringerti a riflettere. Un lavoro maturo, che fa bene al cuore e alla testa.

RIYL: Massimo Bubola, Cristiano Godano solista, Gang, Francesco De Gregori più rock, cantautorato italiano con anima elettrica.

Leggi anche -> Friday in love 2026 #3: le pagelle di D. Guerrera e Filippo Poderini
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