L’anima in movimento in Soulmetry, la nuova trilogia di Ninaì

 Ninaì, artista poliedrica che non conosce limiti sonori ed espressivi, ci racconta il suo nuovo progetto Soulmetry, una trilogia che mescola forme, linguaggi e stati d’animo diversi.

Ninaì intervista

 

Iniziamo subito da Soulmetry: hai pubblicato una trilogia nella quale proponi versioni rielaborate dei medesimi brani. Al di là di questa rivisitazione, qual è il filo più o meno invisibile che lega tutti i lavori?
Il filo invisibile è l’idea che l’identità non sia mai fissa. Soulmetry nasce come una mappa emotiva: gli stessi brani attraversano stati diversi, cambiano forma, tempo, peso, come succede alle persone nelle diverse fasi della vita. La trilogia racconta questo movimento continuo, questa geometria dell’anima che si ricompone ogni volta in modo differente. Non c’è una versione definitiva, ma molte possibilità di essere.
 
Nella scrittura, quali sono state le tue principali reference? Stilistiche, musicali, di immaginario?
Le reference sono state piuttosto aperte. Arrivo da una formazione classica e il pianoforte resta sempre il centro del mio modo di scrivere: la voce per me è un suo proseguimento naturale, come se le mani continuassero a suonare attraverso il corpo. Le influenze vanno dal jazz al soul, dal trip hop all’ambient , ma senza l’idea di appartenere a un genere preciso. Le parole arrivano dopo, quando il suono ha già trovato una direzione, e servono a lasciare un segno, un messaggio che rimanga.
Quanto importanza riveste la comunicazione sulle tue piattaforme social in questo progetto? Sei un’artista che pensa anche a quello, o preferisci essere più spontanea e meno strategica?
Adoro i social come spazi di verità, come specchi in cui emerge chi siamo davvero. Per me sono un’estensione della musica: uno spazio in cui la spontaneità può bucare, arrivare dritta, come succede quando improvviso e lascio che la musica fluisca senza filtri. Anche qui il concetto di flow è centrale: quello che condivido nasce dal momento della sincerità, e dialoga con chi decide di entrare nel mio mondo.
Ci racconti com’è stato lavorare con il tuo produttore Flavio Ferri? 
Con Flavio c’è stato un dialogo molto aperto e profondo. Ha saputo rispettare la natura fluida del progetto, senza ingabbiarlo in strutture rigide. Il suo lavoro è stato quello di accompagnare e valorizzare le intuizioni, lasciando spazio all’imprevisto e all’errore creativo. È stato un processo di fiducia reciproca, più che una semplice produzione .
Inoltre la sua intuizione nel registrare tutto a casa è stata la scintilla che ha creato la gestazione più coerente a Soulmetry.
Hai dichiarato di rifiutare certe logiche del mercato discografico. Nello specifico a cosa ti riferisci?
Mi riferisco all’idea di dover forzare un linguaggio o un’identità per renderli più facilmente vendibili. Quando senti che la musica è una missione, quasi un rito , come accade in una tribù , il centro non è il risultato: ma la verità del gesto. Soulmetry nasce da questa urgenza: creare uno spazio autentico, in cui il suono abbia una funzione viva e reale. Se poi questo può allargarsi, arrivare più lontano, fare un percorso a boomerang, va benissimo, ma solo nel rispetto della sua veridicità. Rifiutare certe logiche significa proteggere questo rito, permettergli di esistere senza compromessi.
Ninaì sul palco e dal vivo: come si sviluppa un tuo concerto?
Il live per me è un atto presente. Non esiste una forma fissa: i brani sono materiali aperti, punti di partenza. L’improvvisazione è centrale, così come l’ascolto profondo di ciò che accade nel momento. Sono attratta dal continuo cambio sonoro, dal passaggio fluido tra un combo acustico e una dimensione elettronica, che apre possibilità diverse di relazione con il suono. Ogni concerto diventa una composizione istantanea, in cui struttura e libertà convivono, uno spazio di ricerca dove il suono può trasformarsi e prendere direzioni impreviste.
Sei felice di dove ti trovi ora, come musicista e come persona?
Sono in un punto di equilibrio dinamico, che forse è la cosa più onesta che posso dire. Mi sento allineata tra ciò che sono e ciò che faccio, anche se continuo a cambiare. Non cerco una destinazione definitiva, ma la possibilità di restare in ascolto e di crescere. Sono pronta a nuovi stimoli, a collaborazioni, a lasciarmi sorprendere da musicisti e suoni: è qui che accade la magia.
Come persona come non potrei ,quando stai bene e il tuo corpo ti accompagna in questo viaggio ogni giorno è una festa.
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