Amsterdam Parkers: “l’onestà è il vestito che indossiamo più spesso”

Gli Amsterdam Parkers rappresentano una delle realtà più autentiche e dinamiche della scena rock indipendente italiana. Nati tra Milano e Teramo, il duo ha costruito un percorso musicale che fonde chitarre graffianti, ritmi incisivi e testi intensi, riuscendo a raccontare con sincerità esperienze quotidiane, fragilità personali e momenti di crescita collettiva. Con il loro primo disco Basta Dirlo, pubblicato nel dicembre 2025, hanno condensato anni di scrittura e sperimentazione, trasformando emozioni ordinarie in canzoni che parlano a una generazione intera.

 

Amsterdam Parkers intervista

L’album mescola ironia, nostalgia e introspezione, affrontando temi come distanza, lavoro, relazioni e percezione di sé, creando un linguaggio musicale diretto ma ricco di sfumature. Pur divisi geograficamente, gli Amsterdam Parkers hanno saputo trasformare questa distanza in un elemento creativo: i loro testi riflettono il senso di lontananza, il distacco e la connessione emotiva che ne derivano, mentre il suono del disco mantiene un equilibrio tra intensità e delicatezza.

In un’epoca in cui la promozione musicale spesso si affida a numeri, algoritmi e social media, gli Amsterdam Parkers dimostrano che la musica vive prima di tutto nell’onestà del racconto e nella connessione con chi ascolta, offrendo un approccio genuino e personale che rende ogni canzone e ogni live un’esperienza significativa e memorabile.

 

1. Quali sono tre dischi che sono stati fondamentali per il vostro percorso, e per quale motivo?

Amsterdam Parkers: Ciao waglioooo’! Siamo sicuramente mainstream, ma credo che la linea comune siano l’omonimo disco dei Royal Blood, …Like a Clockwork dei QOTSA e Alaska dei FASK.

2. La distanza tra Milano e Teramo ha influenzato la scrittura e l’energia del disco Basta Dirlo? In che modo la geografia ha inciso sul vostro lavoro creativo?

Amsterdam Parkers: Assolutamente sì. Nel disco si parla molto di distanza, che sia fisica, morale o tra cose astratte. Percepire la lontananza, il distacco, ti fa fare i conti con te stesso, ti fa conoscere, ed è per questo che la geografia ha svolto un ruolo importante. Ora è Milano-Teramo, per un po’ è stato anche L’Aquila-Teramo, addirittura anche Brisbane-Teramo!

3. I testi dell’album raccontano esperienze molto quotidiane e personali. Come riuscite a bilanciare l’intimità dei vostri racconti con la necessità di costruire un linguaggio musicale che sia condivisibile?

Amsterdam Parkers: Credo che l’onestà sia il vestito che indossiamo più spesso quando ci troviamo in saletta. Non ci vergogniamo delle debolezze, piuttosto troviamo che siano un nodo comune a tanta gente che ha paura ad esprimerle.

4. Quanto conta per voi il live nella percezione delle canzoni, e come state gestendo la presenza dal vivo considerando le difficoltà logistiche legate alla distanza tra i membri?

Amsterdam Parkers: Se suoni bene dal vivo, puoi avere anche un disco che suona da schifo. La performance è il momento che unisce gli sguardi: il pubblico che ti guarda e noi che guardiamo loro. Si fondono mille sentimenti, rabbia, amore, voglia di rivalsa. Il live è la prova del nove che dimostra se hai scritto onestamente un pensiero. La distanza non ci ferma. Abbiamo due / tre performance diverse. A volte non riusciamo a far le prove, ci incontriamo direttamente nella zona dove suoniamo, com’è già successo più volte a Bologna.

5. Alcuni singoli sono stati pubblicati prima dell’album completo. Che ruolo hanno avuto nel raccontare la storia del disco e nel preparare il pubblico alla sua uscita?

Amsterdam Parkers: I 3 singoli sono i punti cardine del concetto di Basta Dirlo. Rappresentano noi del passato, con una vena ironica, nostalgica. Sono i pezzi che ci raccontano al meglio.

6. Viviamo in un’epoca in cui la musica passa molto per social e streaming. Quanto contano per voi i numeri e le metriche digitali, e come gestite il rapporto tra autenticità artistica e visibilità online?

Amsterdam Parkers: Non guardiamo troppo ai numeri. Abbiamo attualmente poco più di 100 ascoltatori su Spotify, ma non ci interessa che siano pochi. Per noi sono quelli giusti a fare la differenza. Devi avere fortuna e piacere a gente che cerca ciò che comunichi. Pagare per le visual è puerile.

7. Ultima domanda: se foste un drink, quale sareste, e perchè?

Amsterdam Parkers: Un drink… vale la birra? Ahahahah! GIN TONICOOO

 

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