L’ultimo singolo di Millepiani si intitola Ti Porterò ed è uscito pochi giorni fa, ma possiamo già considerarlo uno dei brani più intensi e luminosi del suo percorso. Dopo le atmosfere sospese e intime dei lavori precedenti, Alessandro Pasquali torna con una canzone che affonda nelle ferite per trasformarle in direzione e movimento, in un percorso ormai che si dimostra sempre più definito.
Ti porterò è prima di tutto un inno alla resilienza. Ma lo è senza retorica: il brano è di fatto una dichiarazione fragile e allo stesso tempo ostinata tra la memoria e il desiderio di futuro. Nel testo si fanno spazio luoghi interiori e reali che si trasformano in scenari emotivi: dalle zone industriali ai non-luoghi e i paesaggi quotidiani. È lì che prende forma il viaggio che ci racconta Millepiani, un viaggio condiviso (verso qualcuno, o verso sé stessi), che può diventare anche un gesto di cura e attenzione.
Torna anche quella tensione al viaggio già presente nell’immaginario dell’artista, ma che qui si fa più intima: non si tratta più di uno smarrimento individuale, ma di un percorso condiviso e una direzione da ritrovare insieme.
Con questo nuovo lavoro, Millepiani riesce a dipingere l’invisibile rendendolo concreto: il vento caldo della sera che fa volare il polline tra le zone industriali. Rinascita e leggerezza? È proprio in questo equilibrio tra visione intima e immagini quotidiane che il brano trova forza, soprattutto nel verso:
Tutte le ferite che puoi vedere su di me sono cicatrici che non mi hanno fermato, mi hanno forgiato, mi hanno insegnato a vivere di più.Il brano come crescendo emotivo
Dal punto di vista sonoro, il brano si muove in un pop luminoso attraversato da chitarre fresche e incisive. Dall’apertura immediata con un riff elettrico trascinante al ritornello che funziona da ancora emotiva: diretto, liberatorio, da cantare a piena voce. Un crescendo che lascia lo spazio allo sviluppo strumentale di oltre un minuto sul finale, trasformando la canzone in un’ascesa emotiva, sia grazie all’assolo che ai pad di tastiera.La scorsa estate vi avevamo parlato del suo brano Macramè, dove dominava una leggerezza sospesa tra estate e quotidianità e dove l’amore era visto come un rifugio; qui Millepiani sceglie invece una strada più densa e consapevole, parlando dello stesso sentimento ma come ciò che si costruisce attraversando le crepe necessarie, e scegliendo di restare nonostante tutto. Se nei lavori precedenti lo sguardo era rivolto verso l’esterno — tra natura, cosmo e forze primordiali — in “Ti porterò” quella stessa tensione primordiale si raccoglie nella dimensione personale, trasformandosi in un racconto di ferite e rinascita.Ti porterò rimane un brano autentico che cresce ascolto dopo ascolto, soprattutto perché sceglie di farsi spazio nei passaggi irrisolti e nelle zone fragili della vita.Produzione: La Clinica DischiEtichetta: iMusicianAccount Instagram: link
