Ci sono dischi che nascono dalle canzoni e altri che prendono forma da una storia. 1955, l’esordio de iBuca, appartiene alla seconda categoria. William e Dario Buca, fratelli originari di Lesina e oggi di base a Pescara, trasformano la memoria familiare in un racconto capace di parlare a chiunque abbia fatto i conti con il tempo, gli affetti e ciò che resta dopo gli addii. Accompagnati dalla supervisione artistica di Wrongonyou, il duo costruisce un album intimo e autentico, dove il cantautorato incontra una sensibilità pop contemporanea senza perdere spontaneità.
Li abbiamo raggiunti per parlare del percorso che li ha portati fino a 1955, del loro modo di scrivere insieme e di cosa significa portare queste canzoni sul palco. La prossima occasione sarà il 30 luglio ad All’Ombra dei Cantautori, primo appuntamento di un’estate che li vedrà finalmente presentare il disco dal vivo.

iBuca intervista
Dopo anni di singoli, 1955 rappresenta il vostro primo album. Quando avete capito che era arrivato il momento di raccontarvi attraverso un disco e non più con brani isolati?
Ce ne siamo accorti quasi senza rendercene conto. A un certo punto abbiamo capito che tutte le canzoni stavano raccontando la stessa storia. Pubblicarle separatamente avrebbe spezzato quel filo. 1955 aveva bisogno del respiro di un album.
Come nasce il dialogo creativo tra voi due? C’è chi porta le parole e chi costruisce i suoni, oppure tutto avviene in modo più spontaneo?
È un dialogo molto spontaneo. Non abbiamo ruoli fissi: a volte tutto nasce da una frase, altre da un suono o da un giro di pianoforte. Entriamo continuamente nel lavoro dell’altro, fino a quando diventa difficile capire chi abbia portato cosa.
Per 1955 avete lavorato con Wrongonyou alla supervisione artistica. In che modo questo confronto ha influenzato il disco? Ci sono aspetti della vostra scrittura o del vostro approccio che sono cambiati durante il percorso?
Lavorare con Wrongonyou è stato fondamentale. Ci ha aiutati a togliere il superfluo, a fidarci di più delle canzoni e a lasciare respirare gli arrangiamenti. È stato un confronto sincero che ci ha fatto crescere, prima ancora che come musicisti.
Avete detto di voler “somigliare il meno possibile a qualcuno, sempre seduti sulle spalle dei grandi del passato”. Oggi è più difficile trovare una voce personale?
Forse sì, perché siamo circondati da tantissima musica. Ma una voce personale non nasce inseguendo l’originalità: arriva quando smetti di pensarci. Le influenze sono inevitabili, l’importante è che siano un punto di partenza e non di arrivo.
La title track è l’unico brano strumentale del disco. In un album costruito intorno alle parole, cosa vi ha convinti che proprio il silenzio, o quasi, fosse il modo migliore per raccontarne il cuore?
Perché qualsiasi parola ci sembrava limitante. 1955 è dedicata a nostro padre e ci è sembrato che un pianoforte potesse raccontarlo meglio di un testo. Ci piaceva anche lasciare spazio ai ricordi di chi ascolta.
Venite da Pescara, una città che negli ultimi anni ha dato vita a una scena musicale sempre più interessante. Quanto ha inciso il territorio sulla vostra crescita artistica e quanto, invece, avete sentito il bisogno di allontanarvene per trovare il vostro linguaggio?
Pescara e Lesina (paese da cui proveniamo) ci hanno dato tanto, soprattutto le persone e i primi confronti musicali. Allo stesso tempo abbiamo sempre cercato ispirazione anche altrove. Crediamo che si possano avere radici profonde e uno sguardo aperto sul mondo. Questo è ciò che nostro padre ci ha lasciato: ali e radici.
Andiamo ai live: cosa avete imparato dal palco in questi anni?
Che una canzone cambia quando incontra le persone. Sul palco capisci cosa funziona davvero e cosa va ancora cercato. È il momento in cui i brani smettono di essere solo nostri e iniziano a vivere.
Potremo ascoltare 1955 dal vivo quest’estate?
Assolutamente sì. Il 30 luglio saremo a All’Ombra dei Cantautori (Pescara), il 1° agosto al Meco Fest (Caprara d’Abruzzo) e il 7 agosto ci sarà una probabile apertura di cui non possiamo ancora parlare. Stiamo inoltre chiudendo altre due date, sempre ad agosto. Non vediamo l’ora di portare 1955 dal vivo.
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