Con BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI. gli ALMA Acoustic continuano a costruire un percorso che sembra avere nella curiosità il proprio motore principale.
Abbiamo parlato con Maurizio degli ALMA Acoustic di prospettive, influenze, identità e del privilegio — forse — di poter guardare il mondo da una posizione leggermente decentrata. Fino ad arrivare a una domanda apparentemente assurda, ma che in fondo riassume bene anche il loro modo di fare musica: se gli ALMA Acoustic fossero un drink, che drink sarebbero?

Alma Acoustic intervista
Nel vostro nuovo disco c’è una cosa curiosa: spesso scegliete di raccontare questioni molto grandi — la società, il rapporto con la tecnologia, il conformismo, il tempo — attraverso situazioni piccole, quotidiane e persino personaggi apparentemente marginali. È un modo per evitare la retorica del “messaggio” oppure pensate che sia proprio nelle piccole storie che si riesca a raccontare meglio il presente?
Beh onestamente entrambi, è chiaro che quando si scrive, più il tema è comune e ampio, universale, e più facile cadere nella retorica, lo impari in qualsiasi corso di songwriting sin dall’inizio, le tecniche per evitarlo spesso sono proprio queste, cambiare il punto di vista ad esempio. Non è solo per questo che lo facciamo, ma anche perché è stimolante, guardare le cose da una prospettiva diversa ti apre le vedute e a volte accende ragionamenti, è un esercizio molto stimolante.
Ogni grande storia è fatta di piccole storie, non sai mai fino in fondo perché qualcosa o qualcuno si trovi in un luogo, faccia o dica qualcosa, è affascinante no? Se le cose stanno in modo è perché ci sono arrivate attraverso un percorso… Tutto è collegato.
“Arturo” mette al centro un gatto che osserva gli esseri umani da una posizione completamente diversa dalla nostra. Se poteste fare la stessa cosa con gli ALMA Acoustic — osservare la band dall’esterno, senza essere voi a raccontarvi — che cosa pensate vedrebbe qualcuno che vi incontra per la prima volta? E che cosa probabilmente non riuscirebbe a capire?
Bellissima domanda grazie! Penso innanzi tutto che si farebbero molte risate, perché quando siamo soli, nel nostro covo a suonare, provare, arrangiare, un buon 40% del tempo passa tra battute e chiacchere.
Quello che possiamo dire è riportare quello che ci dicono davvero, dopo averci sentiti la prima volta “WOW non vi conoscevo!” eheheh e poi “adesso vi seguirò sempre, siete bravissimi… fate feste private? Posso chiamarvi?” 🙂
Quali tre dischi che sono stati fondamentali per il vostro percorso musicale, e in particolare quali ascolti vi hanno portato qui? C’è qualcosa che, ascoltandovi, non immagineremmo mai?
Posso parlare per me al momento di questa intervista, in quanto sono io che sto rispondendo, Maurizio il cantante e sarebbe sicuramente impossibile scegliere tre soli dischi per tutta la band di 5 personalità con gusti e riferimenti musicali spesso molto diversi.
Partendo dall’adolescenza, “La voce del padrone” di Battiato ha sicuramente aperto la strada alla musica in italiano, vedo ancora le bobine della cassetta girare e sento ancora il ritornello di bandiera bianca risuonare in testa, tanto che è un brano che ancora oggi nei nostri live spesso “coverizziamo”, con grande rispetto. Dopo di chè l’intera discografia di Carmen Consoli, in particolare Confusa e Felice, Mediamente Isterica, Stato di Necessità, mi hanno aperto a sonorità prima rock e poi più “world e folk” con i successivi album. E come sempre cito anche Max Gazzè, Daniele Silvestri… In ognuno di loro ci sono gli ingredienti che hanno creato il cocktail ALMA Acoustic.
Siete una band che vive e lavora in una sorta di terra di mezzo: la Svizzera italiana, con un rapporto molto forte con l’Italia ma anche con una scena musicale e culturale propria. Pensate che questa posizione “di confine” sia diventata ormai parte del vostro linguaggio artistico? E se domani foste improvvisamente una band nata a Milano o a Roma, che cosa perdereste della vostra identità attuale?
Come diciamo sempre, siamo abbastanza vicini a Milano da sentire cosa succede, abbastanza lontani da non doverci adeguare. Non abbiamo mai inseguito le mode della scena milanese o romana perché non era il nostro habitat naturale e, paradossalmente, questo ci ha permesso di fare quello che volevamo senza chiederci se fosse “il momento giusto” per farlo…
La Svizzera italiana ha influito tantissimo, e in modo molto concreto. Qui la scena musicale è dominata dal rock, dal blues e dalle cover band. È una tradizione radicata, rispettabile, ma che lascia poco spazio a chi vuole fare altro. Cantare pop in italiano, con testi ironici e uno sguardo cantautorale, in questo contesto non è normale: è una scelta controcorrente che devi giustificare ogni volta, almeno all’inizio. Noi quella battaglia l’abbiamo combattuta consapevolmente, con quello che chiamiamo il nostro manifesto anti-rockismo, cioè il rifiuto dell’idea che il rock sia intrinsecamente più autentico del pop e che cantare in inglese sia più serio che farlo in italiano.
Difendere il cantautorato pop in italiano nella Svizzera italiana ci ha resi più consapevoli di quello che facevamo e del perché lo facevamo. E poi c’è un’altra cosa: cantare in italiano qui non è scontato come in Italia. È una dichiarazione. Ogni volta che sali sul palco stai già dicendo qualcosa prima ancora di aprire bocca.
Parliamoci chiaro: perderemmo una delle cose che ci rende originali in quel contesto e sarebbe quasi come abbandonare la nostra missione di salvaguardia della musica scritta in italiano in Svizzera. Un’altra band indie cantautorale di Milano è un’altra band indie cantautorale di Milano. Una band cantautorale della Svizzera italiana che canta in italiano è già di per sé una storia da raccontare. Siamo qui e abbiamo deciso di usare questa posizione come identità.
Ultima domanda: se foste un drink, quale sareste e perché?
Che strano! Ho parlato di cocktail due domande fa e GIURO di non aver assolutamente letto questa domanda prima!
Io credo saremmo un drink dolce ma con una nota acida, vorremmo lasciare un retrogusto amaro ma che non infastidisca, vogliamo freschezza, quindi la menta, vogliamo far storcere un po il naso, quindi limone, ma non vogliamo essere un classico Mojito, magari un Mojito+!
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