“Fame di me” il nuovo album di Mauresio: recensione

C’è un rischio evidente in un album costruito quasi interamente sulla materia sentimentale: confondere sincerità e universalità. “Fame di me” di Mauresio cammina costantemente su questa linea. La sua forza è una scrittura apertamente personale, il suo limite potenziale è la tendenza a trasformare ogni emozione in un’immagine di grande intensità.

Fame di Me – Mauresio

Mauresio non sembra interessato alla sottrazione. Il suo linguaggio predilige il gesto ampio, la metafora riconoscibile, il paesaggio emotivo immediatamente visibile. Pioggia, mare, luna, champagne, tempeste, paradisi perduti e anime ubriache costruiscono un universo nel quale il sentimento viene quasi sempre portato al massimo volume.

Ma proprio questa scelta rende il disco riconoscibile. “Fame di me” non cerca l’ironia come antidoto al sentimentalismo e non sembra voler osservare le proprie fragilità da una distanza intellettuale. Le espone. A volte con eleganza, altre con un gusto per il melodramma che può dividere l’ascoltatore.

Il titolo è probabilmente la sintesi migliore del progetto: una frase che mescola desiderio e rimprovero, orgoglio e vulnerabilità. L’album vive di queste contraddizioni. C’è chi torna e chi fugge, chi dice “sto bene” quando evidentemente non ha ancora risolto il proprio dolore, chi cerca una persona sulla Terra mentre si trova metaforicamente sulla luna.

Interessante anche il modo in cui il disco rompe occasionalmente il proprio percorso sentimentale. “Angelo biondo” è un ritratto dedicato a un’atleta, “Alexys” un omaggio a un’amica cantautrice. Sono deviazioni che ricordano come il progetto non voglia essere soltanto un diario amoroso.

Sul piano sonoro, la varietà dichiarata — dream pop, indie, rock, pop, art pop ed elettronica — contribuisce a creare un’atmosfera cinematografica. Non è però la ricerca di una rivoluzione formale il cuore del progetto. La priorità rimane la canzone e, soprattutto, il testo.

È qui che “Fame di me” trova la propria identità: nella volontà di Mauresio di non nascondere l’autore dietro la produzione. Anche l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel sound design viene presentato come uno strumento, non come una sostituzione della figura creativa.

È un disco che può apparire eccessivo proprio perché non ha paura di esserlo. Ma l’eccesso, in questo caso, è anche una dichiarazione estetica: meglio una metafora troppo grande che un’emozione lasciata a metà.

ASCOLTA SU SPOTIFY: https://open.spotify.com/intl-it/album/2vH1VHchQMx24pneViEwSO?si=5aa81360046f4351

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