Mauro Cesaretti: “Il pianeta desolato diventa quindi il paesaggio interiore “

C’è un momento in cui la fine di una relazione smette di essere un evento circoscritto alla quotidianità e si trasforma in una vera e propria condizione esistenziale. Per tradurre in immagini questo vuoto emotivo, il cantautore Mauro Cesaretti ha scelto di guardare oltre i confini della realtà tangibile. Nel suo nuovo singolo “Alla Luna”, in uscita il 18 settembre 2026, l’incomunicabilità e la distanza affettiva non vengono raccontate solo attraverso il cantautorato, ma prendono vita all’interno di un universo visivo dal sapore dichiaratamente fantascientifico.

Mauro Cesaretti intervista

“Alla Luna” è accompagnata da un immaginario visivo ambientato su un pianeta desolato. Perché hai scelto di rappresentare il vuoto emotivo attraverso un paesaggio fantascientifico?

Perché volevo rendere fisicamente visibile qualcosa che normalmente è astratto. Se una relazione si svuota, volevo immaginare che anche il mondo intorno ai protagonisti si svuotasse. Il pianeta desolato diventa quindi il paesaggio interiore del protagonista da scoprire, ma allo stesso tempo sul quale costruire. Non è fantascienza fine a sé stessa: è una rappresentazione metaforica della solitudine e della distanza emotiva.

Nel concept compare anche un lupo bianco, che diventa una sorta di figura totemica accanto al protagonista. Che significato ha per te questo animale e perché proprio un lupo?

Il lupo abbaia alla luna. Questo rappresenta l’istinto, la solitudine e la ricerca di qualcosa che sembra essere stato perduto. Il fatto che sia bianco crea anche un contrasto con il paesaggio desolato. È una presenza quasi impossibile, che accompagna il protagonista senza spiegargli dove andare. In questo senso diventa una sorta di compagno del viaggio interiore.

L’intero progetto visivo è stato sviluppato da PAROT, la talent management e creative agency che hai fondato nel 2025. Quanto conta oggi, per un artista, costruire un’identità visiva coerente con la propria musica?

Credo che oggi sia fondamentale. La musica non vive più soltanto attraverso l’audio. Un progetto viene incontrato attraverso una copertina, un reel, un teaser, un videoclip, una fotografia, un’immagine sui social. Per questo con PAROT ho cercato di costruire un universo che non fosse semplicemente decorativo, ma che raccontasse la musica. Nel caso di “Alla Luna”, il pianeta, il lupo e l’atmosfera visiva nascono direttamente dai significati del brano.

Per teaser e reel hai utilizzato strumenti di intelligenza artificiale, allenando un avatar digitale a partire da tue fotografie e video reali. Quali possibilità creative ti ha offerto l’AI che sarebbe stato più difficile ottenere attraverso una produzione tradizionale?

Soprattutto la possibilità di costruire ambientazioni che, con una produzione tradizionale, avrebbero richiesto budget e risorse enormemente maggiori. Inizialmente pensavo di partire da fotografie e video reali miei e trasformarli, mantenendo il protagonista riconoscibile ma inserendolo in un mondo completamente nuovo, ma i prezzi per un emergente sono insostenibili senza un contributo statale o un finanziatore. Quindi si è optato per un progetto interamente realizzato con l’AI e questo ci ha permesso di costruire un immaginario che non sarebbe stato semplice realizzare attraverso un normale set cinematografico. Naturalmente l’AI non risolve automaticamente il problema creativo. Anzi, spesso apre nuovi problemi: coerenza del personaggio, continuità delle immagini, movimenti, dettagli. La tecnologia è uno strumento; la direzione creativa rimane fondamentale.

L’intelligenza artificiale è spesso al centro di discussioni legate all’autenticità artistica. Nel tuo caso, dove finisce lo strumento tecnologico e dove comincia la direzione creativa dell’artista?

La tecnologia è il mezzo, mentre l’idea, il significato e le scelte narrative appartengono all’artista. Nel mio caso l’AI non ha deciso quale storia raccontare, quale fosse il significato del lupo o quale atmosfera dovesse avere il pianeta. Tutto questo era già stato progettato. L’intelligenza artificiale ci ha permesso di trasformare quelle idee in immagini. Per me l’autenticità non dipende dallo strumento utilizzato, ma da chi prende le decisioni creative e da quanto quelle immagini siano realmente collegate e coerenti con ciò che si vuole raccontare.

 
 
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