Friday in Love 2026 #29 torna con due brani, due mondi sonori e due modi diversi di raccontare emozioni e quotidianità: questa settimana la nostra pagella mette a confronto identità artistiche ben definite, attraversando atmosfere, linguaggi e sensibilità differenti.
FRIDAY IN LOVE 2026 #29
Desert Primrose – Down The Road
Down The Road è un debutto che sceglie di giocare a carte scoperte: rock chitarristico, suonato da una band vera e senza particolari sovrastrutture, con l’obiettivo dichiarato di recuperare un linguaggio classico facendolo però passare attraverso una sensibilità più contemporanea. La scelta funziona soprattutto grazie alle due chitarre, che non si limitano a dividersi il lavoro tra ritmica e solista ma si rincorrono, si incastrano e si rispondono durante il pezzo.
È proprio questo intreccio a dare personalità al brano. Le chitarre diventano il vero centro dell’arrangiamento, mentre basso e batteria costruiscono una base solida e pulsante. La produzione, affidata a Massive Arts Studio e completata da Matteo Calvagno e Alberto Cutolo, sembra puntare a valorizzare proprio questa dimensione fisica e suonata del pezzo, coerente con l’identità “vecchio stile” rivendicata dalla band.
Anche il testo mantiene una certa coerenza con il suono: Down The Road parla di andarsene quando restare fa più male, di solitudine e della necessità di rimettersi in movimento. Non è quindi il classico rock costruito soltanto sull’energia: sotto riff e distorsioni c’è un percorso introspettivo, sintetizzato bene da quel “never be broken” che diventa quasi un piccolo manifesto della band.
Il punto interrogativo riguarda soprattutto l’originalità: il riferimento al rock classico è molto evidente e il territorio frequentato non è nuovo. Ma per un primo singolo può essere più importante presentare con chiarezza un’identità che cercare a tutti i costi l’effetto sorpresa. E qui i Desert Primrose sembrano sapere esattamente cosa vogliono essere: una band rock, con due chitarre protagoniste, una voce riconoscibile e una forte dimensione live.
Un debutto solido e credibile, che potrebbe trovare soprattutto nel pubblico rock e nella dimensione dal vivo il suo terreno naturale. Se questo è davvero il primo tassello dell’album, sarà interessante capire quanto il gruppo riuscirà a sviluppare questa identità oltre i riferimenti dichiarati.
RIYL: Neil Young, Black Rebel Motorcycle Club, The Gaslight Anthem
DASYEL – Pagine Aperte
Pagine Aperte è un debutto interessante perché riesce a mettere insieme cantautorato, pop-rock e una sensibilità sonora piuttosto moderna, senza nascondere l’esperienza musicale alle spalle di DASYEL. Il tema è quello della perdita di un amore vissuto in età matura, raccontata non attraverso il melodramma ma attraverso immagini di silenzi, ricordi e di una relazione che continua a vivere nella memoria.
La struttura musicale è probabilmente l’aspetto più curato del pezzo. Si parte dall’arpeggio di chitarra elettrica pulita e dai sintetizzatori, per arrivare progressivamente a una sezione ritmica più decisa, con il basso in primo piano e il ritornello caratterizzato dai power chord distorti. Il passaggio funziona perché crea un vero sviluppo dinamico: la canzone non rimane confinata nella dimensione della ballad, ma acquista energia man mano che procede.
Interessante anche il lavoro sulle chitarre, con approcci differenti che convivono nello stesso arrangiamento: dalle parti più classiche agli interventi jazz-rock, fino all’impatto più diretto delle distorsioni. La voce tenorile e graffiata di DASYEL completa un suono che guarda inevitabilmente alla tradizione pop-rock italiana, ma prova a renderla più contemporanea attraverso la produzione digitale e l’uso dei synth.
Il punto di forza è proprio questa contaminazione tra passato e presente. DASYEL non cerca di sembrare un esordiente: porta nel progetto la lunga esperienza di musicista, autore, batterista e produttore.
Un brano elegante, melodico e ben prodotto, con un ritornello accessibile e una componente strumentale che lo rende più interessante del classico pop sentimentale. Un ritorno che ha il sapore di un nuovo inizio, ma senza rinnegare le radici.
RIYL: Motta, Eugenio Finardi, Negrita.
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