IL PUNK NON E’ UN PROMPT: più persone e meno AI

punk e ai

C’è sempre stata una frase, stampata su una maglietta che vidi nel lontano 2001, che mi è rimasta impressa: PUNK IS NOT DEAD!

E se già all’epoca si pensava che il punk fosse in via di estinzione, la verità è che è sempre lì, nel cassetto del comodino, accanto al letto. Quando ne hai bisogno, lo tiri fuori e lo usi. Ma non è più come una volta: qualcosa è cambiato. La scena è cambiata, l’attitudine è cambiata.

Nella mia Riviera romagnola vedo band che si danno da fare. Le vedo sbattersi per creare ancora qualcosa di nuovo e comunicare i propri pensieri attraverso il punk rock!

Senza mezzi termini, però, voglio dire cosa, secondo me, è cambiato e cosa sta distruggendo quel cuore infuocato che avevamo vent’anni fa e anche prima. Lo sappiamo tutti: è l’intelligenza artificiale. Questo cancro da estirpare, soprattutto nella musica e soprattutto nel punk rock.

punk e ai

PUNK e AI

Vedo sempre più band nascere nel giro di quattro o cinque mesi e avere già pronto un album di dodici brani, con un sound super perfetto: batterie enormi, chitarre senza la minima sbavatura, voci che sembrano arrivare dal pianeta della “perfezione”, senza un respiro, senza una dinamica umana.

Quello che mi preoccupa di più, però, non è nemmeno il suono di quello che sto ascoltando: sono i testi che queste band compongono. Testi privi di significato e pieni di cliché talmente banali da far venire quasi il vomito. Testi in cui la semantica è andata a quel paese e i temi trattati sono vaghi o insulsi, senza riuscire a offrire all’ascoltatore un’immagine, una storia o un pensiero da comunicare.

Ho sentito cose del tipo: «Indosso i jeans strappati e le mie Vans sullo skate», oppure: «Vado al mare e penso birra, limone e amore».

Per fare un disco, se i componenti hanno un lavoro “vero”, ci vuole almeno un anno. E già così si è veloci, perché — come dire — si è del mestiere da anni.

Metterci cinque mesi, pubblicare un video e avere diecimila follower in un mese puzza parecchio. Puzza parecchio di fregatura.

Allora io mi chiedo: se basi, testi e melodie li scrive l’intelligenza artificiale, che gusto c’è a essere punk? Cioè, è un po’ come lasciare che un robot faccia l’amore con il vostro partner mentre voi restate a guardare, compiacendovi con il bot per l’ottimo lavoro svolto.

È qualcosa di malato. Questa è una cosa che non va bene. Piuttosto fate schifo, scrivete di merda, suonate di merda, ma almeno siate voi!

Una cosa molto importante che ho notato nella scena odierna è che, quando qualcuno ascolta qualcosa di vero e autentico, lo percepisce subito. Il fake, invece, lascia sempre un vuoto dietro di sé, quell’amaro che fate fatica a digerire.

Prendete band come Punkreas, Derozer, Shandon, Peter Punk, Moravagine e molte altre di quella scena degli anni ’90: durano e saranno immortali anche per questo, perché sono vere, di cuore e autentiche. L’attitudine punk rock si sente nella scrittura e nell’anima della canzone. Sono canzoni che danno la sensazione di essere state scritte per comunicare, per divertimento, per necessità e per un sacco di altre robe umane.

Oggi tutto questo manca un po’ ai giovani che si avvicinano al punk rock e al pop punk. La vivono più come una situazione da influencer: cercano il consenso facendo cose che non sono loro, ma che servono, appunto, a compiacere. Vi do una notizia: il punk non è una passerella di moda, una sfilata per far vedere chi ce l’ha più grosso e chi veste meglio. Il punk è attitudine, un sentimento spontaneo: dire ciò che si vuole, esprimere i propri sentimenti e fottersene degli altri e del giudizio di chi ti ascolta.

Band come Discomostro, Secoli Morti, Gli Ultimi, Talco e Confine, giusto per citarne alcune, sono le nuove leve che mantengono una vera identità e una vera autenticità. E per il momento dico grazie, perché non si sono ancora vendute al mainstream. Perché quello sì che ti deturpa l’anima: ti riempie di soldi, ma ti scortica dentro. E anche se lo sai, ormai non ne puoi più fare a meno.

Quindi vi do un consiglio non richiesto, detto da uno che di punk ne macina da oltre 25 anni:

SIATE VOI STESSI QUANDO FATE MUSICA. Vedrete che ne gioveranno la vostra anima e anche quello che succede sotto il palco.

CANCELLATE SUBITO QUEI PROGETTI DI MERDA FATTI CON L’I.A.! SUBITO, PER DIO!

Federico Randi

 

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