Mattia Caroli & I Fiori del Male: “La vera felicità sta nel risalire la scarpata”

Mattia Caroli & I Fiori del Male sono una giovane band di Rieti dal sound che richiama un po’ i Pink Floyd. Il 21 ottobre è uscito il loro primo album “Fall From Grace“, ne abbiamo approfittato per fare quattro chiacchiere con la band!

Mattia Caroli & i Fiori del Male

Ciao ragazzi, è un piacere intervistare una band giovane così particolare. Iniziamo subito, è uscito il 21 ottobre il vostro primo album “Fall From Grace”, diteci qualcosa che ci faccia venire voglia di andarlo a comprare!
L’album Fall From Grace si sviluppa all’interno della grande famiglia del rock, strizza l’occhio all’indie, al blues (con il continuo utilizzo del Dobro) e al jazz, con una sezione fiati ben amalgamata al risultato finale del sound che, a tratti, percorre le vie della sperimentazione musicale.
Le canzoni raccontano una caduta progressiva dalle grazie dell’infanzia, l’inserimento dei giovani in una società sempre più fredda e sterile; la società degli uomini seriali, che preclude e schernisce la creatività artistica. Spesso i protagonisti dell’album sono inetti, che rifuggono il sistema e scappano dal suo conformismo rifugiandosi nell’arte e nei piaceri semplici. Fall From Grace rappresenta anche il cadere dalle nostre certezze ed implica una risalita, lenta. Tutto il mondo ama vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel risalire la scarpata: fatta spesso di mille difficoltà, incomprensioni e di riscoperta, ritrovando le forze nell’amicizia che da sempre ci contraddistingue. Ci viene da pensare, ad esempio, alle estati passate a suonare su qualche prato sognando i Pink Floyd e parlando di Dostoevskij o magari pensando a qualche epoca d’oro in cui ci saremmo sentiti a casa.

La canzone “The song of the highest tower” parla dei giovani che non riescono ad inserirsi nella società. Secondo voi per i ragazzi fuori dalle righe c’è una possibilità di sentirsi comunque bene? Se sì, quale?
Vieni, Vieni, tempo che ci tieni”, diceva Arthur Rimbaud in un celebre verso di Una Stagione all’Inferno. Il brano nasce da questa nota poesia, ma ne capovolge il significato, passando da sonorità blues al punk. È il brano della pazienza, per dimenticare i timori e le sofferenze della vita di quei ragazzi, che mal s’inseriscono nella società moderna; alcuni di loro volano in cielo e a chi decide di fermarsi rimane una sete malsana che oscura le vene.

Il vostro è un sound molto particolare, come nasce questo mix tra blues e punk?
Il sound dell’album è la sintesi di varie influenze. Avendo arrangiato le canzoni in sette, ognuno ha avuto modo di mettere del suo, dal rock al jazz passando per il blues e l’indie moderno, a seconda dei propri gusti musicali. In più abbiamo avuto l’onore di collaborare con musicisti professionisti come Marco Collazzoni e Raffaello Simeoni, i quali hanno apportato la loro esperienza musicale. Inoltre, in alcuni brani come Ballad of Evil, Ain’t She the Queen? o She Seemed to Be Crying hanno suonato e inciso il sax, i flauti, le cornamuse e vari strumenti artigianali provenienti da varie parti del mondo.

Siete di Rieti, zona vicina a dove è avvenuto il terremoto quest’estate. Come avete vissuto quest’esperienza? Ha influenzato in qualche modo l’album?
Avevamo appena finito di festeggiare il compleanno del nostro trombettista Niccolò quando, verso le 03.30 c’è stata la scossa. Essendo Rieti un territorio sismico eravamo abituati e non ci siamo spaventati più di tanto ma quando sono arrivate le prime notizie e abbiamo capito l’entità del danno siamo rimasti scioccati; molti dei nostri amici hanno perso case e conoscenti.
Sin da subito la cittadinanza si è attivata per portare supporto alle popolazioni colpite comprando e regalando beni di prima necessità e materiale di ogni tipo, stoccandolo nei vari magazzini messi a disposizione e caricandolo nei camion in partenza.
Ne approfittiamo per chiedere a tutti gli italiani e alle istituzioni di non abbandonare quei luoghi ormai distrutti, di tenere sempre alta l’attenzione e di far pressione affinché la ricostruzione sia effettiva e non rientri soltanto nella lista delle tante promesse e scandali all’italiana.

L’arte è la vostra ancora di salvezza nella società, come nasce questa passione?
La passione per l’arte nasce nel momento in cui cerchi di capire chi sei. Sicuramente la vicinanza a una città come Roma, tanto caotica quanto meravigliosa, ha suggestionato questo interesse ma la necessità di trovare nuovi linguaggi e valori che vadano oltre il conformismo e le assurdità della società moderna era già presente.

La nostra nuova domanda di rito: descrivete la band con una bevanda!
Crediamo che un gin tonic possa andare bene!

Infine, quali sono i vostri progetti futuri? Prossimi concerti?
In questo momento ci troviamo in viaggio, dal 3 novembre siamo in tour al sud Italia insieme ad un altro gruppo italo-tedesco, gli Sleepwalker’s station. Abbiamo attraversato varie città e regioni tra cui Lazio, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia.
Ultima tappa Roma a “N’a Cosetta” il 15 novembre.
Lo show è principalmente in versione unplugged e ha come protagonisti chitarra, mandolino, armonica, dobro, contrabasso, tromba e percussioni.
Uno spettacolo da non perdere!

Grazie ragazzi, un caloroso saluto!
Ciao a te e grazie.

Camilla Ortolani

https://www.facebook.com/mcfdm/

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