Le rose e il deserto: “Per me la scrittura è analisi, non cura”

Le rose e il deserto intervista

“Acqua e limone” è il nuovo singolo di Le rose e il deserto. Un brano che non cerca spiegazioni, ma si muove nei margini, nei silenzi, negli spazi in cui le cose non vanno come dovrebbero. Dove gli incontri arrivano fuori tempo, dove ci si scopre impreparati davanti alla bellezza, dove qualcosa sfiora la felicità ma non riesce a fermarcisi dentro.

Dietro Le rose e il deserto c’è Luca Cassano, cantautore dalla voce sommessa e dai testi pensati, capace di trasformare il quotidiano in riflessione esistenziale senza mai diventare retorico. La sua scrittura – che vive anche nella poesia, con due raccolte autoprodotte – predilige immagini essenziali, concrete, come il gesto semplice e domestico che dà titolo al brano: un bicchiere d’acqua e limone, rimasto a fine giornata come metafora di ciò che resta quando il tempo ha fatto il suo corso.

Abbiamo incontrato Le rose e il deserto per parlare proprio di questo nuovo singolo, della fragilità che attraversa la canzone, di ciò che accade quando la vita scorre con ritmi che non riusciamo a controllare. Ne è venuta fuori una conversazione sincera, fatta di riflessioni pacate e parole scelte con cura, come nelle sue canzoni.

Le rose e il deserto intervista

Le rose e il deserto intervista

“Acqua e limone” racconta di incontri fuori tempo massimo. Come nasce questa riflessione?

La canzone nasce dall’osservazione della mia vita, di quello che mi stava succedendo un paio di anni fa. Mi rendevo conto di essere incapace di lasciarmi andare, di sentire emozioni vere, in un periodo molto complicato della mia vita.

Il brano sembra parlare di fragilità quotidiane. Quanto c’è di autobiografico in queste immagini?

“Acqua e limone” è stata scritta nel giugno 2023: avevo da poco vissuto un lutto molto importante e ne avrei vissuto un altro a distanza di pochi mesi, e nel frattempo però il mondo andava avanti, con le sue bellezze, gli incontri inattesi, l’amore che arriva e se ne va. Direi che “Acqua e limone” è una canzone 100% autobiografica.

Il titolo evoca un gesto semplice, familiare. Come lo colleghi alla malinconia del pezzo?

Be’, non è proprio nei gesti semplici che si nasconde la malinconia? Un sorriso, il modo di passare le mani fra i capelli, la luce del pomeriggio sul muro della stanza?

In un tempo sempre accelerato, che valore dai alla lentezza nella tua musica?

Io do grande importanza alla lentezza nella vita, prima ancora che nella musica. Vivo a Milano da più di dieci anni e il mio mantra è sempre stato: “resta umano”, nel senso di non farsi fagocitare dalla frenesia, mantenere i sensi accesi, fare attenzione alle persone. E soprattutto, continuare a guardarsi dentro, continuare ad essere connessi con le emozioni, a costo di andare piano, di essere meno produttivi, ma più sani.

Ti è mai capitato di scrivere una canzone per sistemare un tempo sbagliato?

Per me la scrittura è analisi, non cura, quindi no, direi che non mi è mai capitato di scrivere per “sistemare”. Però ecco, tenere accesi i sensi, stare connessi alle emozioni, al profondo dentro di noi sicuramente aiuta ad aggiustare la vita.

C’è un verso della canzone che senti particolarmente tuo?

Il fulcro della canzone è “Che cosa hai da offrire mi chiedi, soltanto acqua e limone” nel senso di “scusami, è un periodo veramente difficile, a stento riesco a stare a galla”. La canzone parla di questo appunto, di incontri belli che avvengono in periodi brutti, in cui non siamo disponibili, non siamo connessi, accesi.

 

 

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