Abbiamo finalmente ascoltato tutti i nuovi brani di Filippo Poderini, e ancora una volta si conferma la sua capacità di spostarsi agilmente tra introspezione e leggerezza, mantenendo però una cifra stilistica riconoscibile: un pop elettronico capace di essere sia intimo che travolgente. I tre pezzi non sono solo canzoni, ma piccoli mondi separati, ognuno con un proprio clima emotivo, una propria atmosfera in cui perdersi.

Filippo Poderini
Diorama
“Diorama” è un risveglio lento, quasi riluttante. Parte in punta di piedi, come se avesse paura di rompere qualcosa di fragile, e poi cresce piano, trattenendo il fiato fino all’ultimo. È un brano che vive nelle pause, nell’incertezza, nei momenti sospesi in cui il tempo sembra piegarsi. L’effetto è quello di essere intrappolati tra sogno e realtà, con una malinconia dolce che ti accompagna anche dopo l’ultima nota.
Argilla
Con “Argilla” il viaggio si fa più raccolto, quasi claustrofobico, ma in senso buono. È una canzone da ascoltare in uno spazio ristretto, per isolarsi dal mondo e lasciare che le immagini e i frammenti di ricordi scorrano senza logica apparente. Non ha un messaggio chiaro e diretto, ma proprio per questo colpisce: è un mosaico di emozioni slegate che, sommate, raccontano più di mille parole. C’è una malinconia viscerale, il senso di dire addio a un’idea di sé più che a una persona, e questo la rende potentissima.
Colpi a Salve
Dopo due pezzi più introspettivi, “Colpi a Salve” porta una ventata di movimento. Cassa dritta, percussioni spezzate e un’energia quasi nevrotica: sembra di entrare in un club sgangherato dove la pista è un miscuglio di corpi e battiti cardiaci fuori tempo. È ironica, irriverente, ma sotto la superficie c’è comunque quell’occhio attento ai rapporti umani, qui descritti come un gioco di attrazione e distanza calibrata.
In conclusione…
Filippo Poderini, ancora una volta, riesce a dare voce a stati d’animo complessi senza mai risultare forzato. Alterna delicatezza e impatto, introspezione e ritmo, con un equilibrio che pochi artisti sanno mantenere. Come ogni volta, si conferma un grande: capace di farci ballare, pensare e un po’ anche ferire — tutto nello stesso ascolto.
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