A distanza di quattro anni dal precedente Vyvyd, i New Candys – rinnovati nella formazione- tornano con il loro quinto album in studio, The Uncanny Extravaganza, pubblicato il 30 maggio 2025 per l’etichetta londinese Fuzz Club Records in co-produzione con la nostrana Dischi Sotterranei. Un disco che conferma la vocazione internazionale del quartetto veneziano e che li vede spingersi ancora più a fondo nella sperimentazione elettronica, senza però mai perdere il legame con le radici psichedeliche e noise-rock che da sempre costituiscono il marchio di fabbrica della band.
Registrato e prodotto assieme a Maurizio Baggio, l’album inaugura una nuova fase per la band: più fluida e libera nella composizione e aperta al dialogo tra strumenti digitali e analogici.
E’ proprio tra i synth pulsanti, i beat essenziali e le chitarre stratificate che la band costruisce un viaggio dentro il nostro presente frammentato, fatto di tensioni irrisolte e fratture esistenziali.
InThe Uncanny Extravaganza i New Candys si muovono con equilibrio tra episodi ritmicamente serrati — come le trascinanti Regicide, Crime Wave e Night Surfer— e momenti più eterei e cinematici, in cui affiorano la componente melodica e una scrittura introspettiva, capace di parlare anche oltre il recinto del genere. Tra echi di Black Angels, reminiscenze dream pop e derive industriali che strizzano l’occhio ai Nine Inch Nails, quello dei New Candys è forse il disco più ambizioso e sfaccettato della loro carriera. E senza dubbio, il più libero.
InThe Uncanny Extravaganza i New Candys si muovono con equilibrio tra episodi ritmicamente serrati — come le trascinanti Regicide, Crime Wave e Night Surfer— e momenti più eterei e cinematici, in cui affiorano la componente melodica e una scrittura introspettiva, capace di parlare anche oltre il recinto del genere. Tra echi di Black Angels, reminiscenze dream pop e derive industriali che strizzano l’occhio ai Nine Inch Nails, quello dei New Candys è forse il disco più ambizioso e sfaccettato della loro carriera. E senza dubbio, il più libero.
Attivi dal 2008, i New Candys sono una delle realtà più longeve, solide e riconoscibili della scena psichedelica italiana. Originari di Venezia, hanno pubblicato cinque album in studio e portato la loro musica in tour in Europa, Regno Unito, Australia, Stati Uniti e Nuova Zelanda, dividendo la scena con band come i Dandy Warhols, Black Angels e Brian Jonestown Massacre. Migliaia di ascolti in streaming, passaggi in TV americane, stima da parte di nomi come Iggy Pop, e l’ingresso nel roster di un’etichetta-culto come Fuzz Club Records. Eppure, non capita spesso quando si pensa a band italiane di avere in mente i New Candys. Forse perché la loro musica non ha mai davvero suonato “italiana”, o forse perché, nel tempo, hanno costruito una carriera così internazionale da far dimenticare da dove vengono davvero.
Con The Uncanny Extravaganza, i New Candys rimescolano ancora una volta le carte: elettronica, noise, post-punk, dream pop, tutto si fonde in un linguaggio ibrido, cinematografico, notturno. Un disco che è insieme abrasivo e sognante, tagliente e sensuale, e che riscrive le coordinate del loro suono, partendo da ciò che li ha sempre distinti: un’immaginazione profonda, in equilibrio tra superficie e abisso.
Per l’occasione, abbiamo parlato con Fernando Nuti, frontman e mente creativa della band, per approfondire non solo la genesi del nuovo disco, ma anche l’evoluzione sonora della band, la loro visione della scena musicale attuale e, ovviamente, il legame con Venezia – città che, pur restando sullo sfondo, continua a influenzare il loro immaginario in modo profondo.

New Candys – Intervista
Iniziamo con uno sguardo indietro ai vostri primi album. Ad esempio Stars Reach The Abyss, New Candys As Medicine: come descrivereste il cambiamento del suono della band rispetto ad oggi?
Oggi il suono varia molto di più da un brano all’altro. I primi album danno la percezione di quattro persone che suonano insieme dal vivo, ora non è più così. Abbiamo superato il concetto classico di “band” e ogni pezzo viene trattato in modo più specifico a livello di arrangiamento. Se all’inizio i ruoli erano fissi- due chitarristi, un bassista, un batterista- oggi siamo quattro musicisti che lavorano insieme, senza schemi rigidi e con più strumenti a disposizione.
Ci sono degli artisti che hanno da sempre influenzano il vostro modo di fare musica?
Non più, o almeno non nello stesso modo. All’inizio eravamo più legati a certe influenze musicali, ora cerchiamo di evitarle e di essere il più personali possibile. Restiamo comunque nel territorio del pop rock, quindi il formato canzone non è facile da rivoluzionare. Un’influenza costante, piuttosto, è stata il cinema: Argento, Fellini, Lynch, Refn, Kubrick, ecc.
Il nuovo album The Uncanny Extravaganza segna per la vostra carriera una fusione tra psichedelia ed influenze elettroniche, che qui trovano assieme un ottimo equilibrio. Parlare di artisti come The Soft Moon e Boy Harsher nell’ambito della produzione di Baggio dà proprio un’idea di dove possa essere andato il sound della band. Avete trovato una connessione stilistica con questi artisti?
Forse un po’ sì, li ascoltiamo e li abbiamo ascoltati. Ma se dobbiamo citare un riferimento diretto diremmo i Nine Inch Nails, soprattutto nei pezzi più aggressivi. Per noi ormai è impensabile comporre senza elettronica: è come aver superato un punto di non ritorno. Non torneremo mai ad essere la band di dieci anni fa.
Parliamo proprio dell’ultimo album, dal quale emergono tematiche interessanti: tra la natura “aggressiva” di brani come Regicide e la delicatezza “sognante” di tracce come Aquawish. In Cagehead, emerge invece qualche eco goth-rock, forse anche post-punk. Raccontateci cosa cercate di trasmettere in questo vostro ultimo lavoro.
Questo album forse racchiude tutto ciò che la band è sempre stata, ma portato all’estremo. Abbiamo sempre pubblicato dischi con brani diversi tra loro, ma The Uncanny Extravaganza è quello con i contrasti più marcati. È stato liberatorio decidere di non avere un concept e di non preoccuparci troppo della coesione stilistica. La scelta dei brani si è basata solo sulla loro bellezza.
Su Cagehead la chiave sta nella pausa dopo il secondo ritornello, quando la batteria si ferma e riparte “storta”, creando un groove diverso sotto il riff che invece continua senza interruzioni. È un cambiamento subdolo, in un certo senso… subliminale. In studio con Maurizio chiamavamo quel passaggio lo “sgambetto”.
Il tema dell’acqua è ricorrente nelle liriche di The Uncanny Extravaganza. Come mai questa immagine vi ha ispirato così tanto? C’è un legame con la vostra città natale, Venezia, che ha influenzato in qualche modo i testi?
Sì, è così. Venezia ha qualcosa di magico che nessun’altra città ha, e per noi è importante sia presente nella nostra poetica. Anche la grafica interna del disco rende omaggio alla città. C’è anche il carnevale, le maschere, la tradizione della commedia dell’arte. Tutto questo è fonte d’ispirazione.
Rispetto all’acqua il discorso è ampio ed è difficile riassumerlo senza sembrare banali… comunque, l’acqua porta con se un’immaginario onirico. Quando qualcosa viene immerso cambia di aspetto, e a causa della rifrazione della luce sembra passi ad un’altra dimensione. Ma al contempo l’acqua è anche tetra, è avversa alla vita umana: ciò che finisce negli abissi è perso per sempre, si deforma e finisce per dissolversi. Questo doppio volto descrive bene l’immaginario della band.
Ci piacerebbe anche saperne di più sull’artwork e l’immagine visiva della band. Come il concetto visivo di The Uncanny Extravaganza si collega alla musica dell’album?
La sirena in copertina richiama ovviamente l’acqua, ma essendo una statua evoca anche l’immaginario dei cimiteri. L’artwork va di pari passo con quanto detto prima. Ci piace comunque che ognuno interpreti testi, musica, simboli e immagini secondo la propria sensibilità. Insomma, non deve esserci una sola risposta corretta.
Avete una ormai quasi ventennale e ricca carriera. Il fatto che Iggy Pop abbia promosso le vostre canzoni e vi abbia definiti “kinky” è un riconoscimento straordinario. Avete conquistato i palchi di festival internazionali, avete condiviso il palco anche con i Dandy Warhols, tanto per ricordare… Ci sono stati degli eventi in particolare che vi hanno segnato o che ricordate con piacere?
Pensando al periodo recente direi sicuramente l’ultimo tour in Europa e UK, ma anche quello in Australia e Nuova Zelanda. La partecipazione è stata molto più intensa rispetto al passato. In Nuova Zelanda in particolare siamo rimasti colpiti dal calore del pubblico, e dal vedere persone di origini diverse: Māori, asiatiche, occidentali, tutte insieme ai nostri concerti. È stato speciale.
Di fatto è un bel tour mondiale quello che state portando avanti! Come cambia la percezione della band quando suonate all’estero in città come Sydney o Berlino, rispetto al pubblico italiano?
Cambia molto. Paradossalmente ci sentiamo più a casa all’estero, perché il pubblico vive la musica quotidianamente in modo più profondo e lo si percepisce ai concerti. In Italia facciamo più fatica, sia ad essere riconosciuti che a divertirci, purtroppo. Non voglio generalizzare, ma cantare in una lingua diversa da quella del pubblico crea forse una barriera inconscia. All’inizio pensavo fosse una questione di genere musicale, dato che l’Italia è un paese mediterraneo e più “solare”, quindi avevo paura che la nostra musica risultasse troppo cupa. Ma dopo un tour in Spagna, con concerti riusciti come nel resto d’Europa, ho cambiato idea.
In chiusura: come vedete la band evolversi nei prossimi anni? Vi piacerebbe esplorare altre direzioni sonore, magari ancora più orientate verso l’elettronica?
Non sappiamo ancora che direzione prenderà il prossimo album, ma sicuramente continueremo a lavorare con l’elettronica. Forse rispetto a The Uncanny Extravaganza ci sarà un disco più uniforme, sia a livello compositivo che sonoro, ma per ora è solo un’idea teorica.
Grazie a Fernando Nuti per la disponibilità e per aver condiviso con noi il mondo sonoro e visivo dei New Candys. “The Uncanny Extravaganza”è solo l’ultima tappa di un percorso in continua trasformazione, e non vediamo l’ora di scoprire la prossima.
New Candys official website: click here
Tracklist:
1. Regicide 04:18
2. Crime Wave 03:31
3. Breathe Me In 03:43
4. Night Surfer 03:55
5. You’ll Never Know Yourself 04:38
6. Aquawish 03:19
7. Cagehead 05:13
8. Wild Spaghetti West 03:26
9. Gills On My Lungs 04:03
10. Final Mission 04:35
1. Regicide 04:18
2. Crime Wave 03:31
3. Breathe Me In 03:43
4. Night Surfer 03:55
5. You’ll Never Know Yourself 04:38
6. Aquawish 03:19
7. Cagehead 05:13
8. Wild Spaghetti West 03:26
9. Gills On My Lungs 04:03
10. Final Mission 04:35
