Con l’album omonimo uscito il 9 gennaio, Luke Style firma il suo esordio come solista, un lavoro che arriva dopo una carriera lunga quasi vent’anni. Già membro e batterista dei The Styles, attivi tra il 2005 e il 2009 (con collaborazioni anche con Nek), Luke Style ha calcato palchi importanti, collaborato con artisti come J-Ax e aperto concerti per nomi che non hanno bisogno di presentazioni: Deep Purple, Vasco Rossi, Iggy Pop, The Fratellis. Oggi sceglie la strada dell’indipendenza artistica, intraprendendola con un disco che di certo non è da sottovalutare.

Otto brani di urgenza e visione
Otto tracce di rock alternativo, attraversate da passaggi potenti, tensione emotiva e una scrittura che oscilla tra riflessione personale e denuncia sociale. È un album che guarda dritto in faccia la realtà e sa reagire senza filtri o compromessi. La musica di Luke Style (all’anagrafe Luca Ciambrone) richiama quel rock italiano che nei primi anni Duemila riusciva a essere viscerale, diretto, sporco al punto giusto, ma sempre sorretto da melodie solide e riconoscibili. Molti i richiami alle influenze internazionali.
I testi come presa di posizione
Ad anticipare l’album sono stati i singoli Le regole della sete, Uccideremo la democrazia e La ballata delle rose, tre brani che mostrano fin da subito le diverse anime del disco.
Uccideremo la democrazia è probabilmente il manifesto più esplicito di tutto il disco: un brano decisamente punk, furioso nel suono e lucidissimo nelle intenzioni. Qui emerge tutta la volontà di presa di posizione dell’artista, che canta il cambiamento come processo inevitabile — “cambierà e cambieremo sempre”, dice — di un mondo che sembra avviarsi al collasso.
Luke Style definisce questo lavoro come “un disco che brucia senza consumarsi”, e la definizione calza perfettamente. L’album arde dall’inizio alla fine, ma non si spegne: il disco si autoalimenta, e invita ad un ascolto fatto di rabbia, amore, passione, paura della fine e necessità di scegliere da che parte stare. È un disco arrabbiato, sì, ma non sterile: l’energia spinge avanti, resiste.
Un’apertura con tensione e il richiamo al rock italiano
Le regole della sete è il primo pezzo che apre l’album con una tensione palpabile. La scelta di collocarlo come intro è difatti estremamente efficace: un climax crescente, sorretto da chitarre sempre più incisive. Anche qui il testo è brutalmente attuale, tra politica mondiale, minaccia nucleare e crisi climatica — “noi non ne possiamo più” — fino a esplodere in un assolo furioso, con chitarre che urlano collettivamente.
Sul versante opposto troviamo Mr Guido, l’unica vera ballata del disco. Qui i bpm si abbassano, il sound si fa essenziale e la chitarra acustica diventa la protagonista assoluta. Il brano ha un sapore quasi western, minimale e intimista, una pausa apparente che in realtà amplifica il peso emotivo dell’album: è in questo momento di calma che ce ne rendiamo conto.
Con Opera Uno il disco torna a spingere sull’acceleratore e si colora di un rock italiano acidulo, che richiama inevitabilmente il suono di band come Verdena e Negrita, un rock di fine Novanta contraddistinto dall’essere contemporaneamente ruvido e identitario.
L’album è un atto di resistenza
Per tutto l’ascolto del disco, le chitarre appaiono tese e dirette, accompagnate dalle ritmiche potenti e le melodie profonde. Si avvertono influenze internazionali, ma filtrate da una sensibilità tutta personale. Il cantato e la parte strumentale convivono in equilibrio, senza che uno schiacci l’altra. Come già detto, i testi alternano politica e vissuto personale: raccontano la disillusione, la paura del collasso, il bisogno di resistere e soprattutto un’idea di amore come atto rivoluzionario. Non c’è retorica, ma una lucidità che fa male, proprio perché riconoscibile.
Lo stesso Luke Style descrive così il disco:
“A chi sogna nonostante tutto. Questo disco è pensato come un atto di resistenza severa: un lavoro che parla a chi non si riconosce nei compromessi, a chi vive strada, lavoro, frustrazione e speranze con la stessa intensità.”
Insomma, un atto di resistenza. Un disco che brucia anche quando tutto intorno sembra spegnersi. Da non sottovalutare.
La tracklist di Luke Style:
1. Le regole della sete
2. La fine di ogni cosa
3. Opera uno
4. Gangsta
5. La ballata delle rose
6. Sono ancora
7. Uccideremo la democrazia
8. Mr Guido

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