Amado: Barravento e la Poetica del Confine

C’è un’inquietudine sottile che attraversa ogni solco di “Barravento”, il nuovo lavoro di Amado, ed è l’inquietudine tipica di chi abita i confini.

Essere di Ventimiglia non è solo un dato biografico, ma una condizione esistenziale che modella l’intero disco. Vivere nell’ultimo lembo d’Italia, a un passo dalla Francia, significa crescere in una terra di passaggio dove le identità si mescolano e le dogane sono solo linee immaginarie.

Questa natura di frontiera si riflette nel passaggio radicale dalle atmosfere solari del debutto Riviera Airlines a un’immersione notturna e viscerale, dove il Mediterraneo smette di essere una cartolina e diventa un mare scuro, elettrico, in perenne mutamento.

Amado – Barravento

In questo album, Ventimiglia funge da porto metafisico: è il luogo dove il calore della bossa nova brasiliana, da sempre nel sangue dell’artista, si scontra con la freddezza meccanica della drum’n’bass e dell’electro-pop di matrice europea. Amado non sceglie una direzione, ma decide di abitare lo spazio che sta nel mezzo, comportandosi come un apolide per scelta che usa la musica per abbattere i confini tra i generi. Il “Barravento” — il vento che cambia, l’istante che precede la trance nel Candomblé — diventa così il manifesto di un artista che accoglie il cambiamento dei suoi trent’anni con una sincerità quasi brutale, cercando un linguaggio universale che sappia parlare sia alla provincia che alla metropoli.

Il fulcro del disco risiede in un processo di spoliazione. Amado scrive di notte, nel silenzio che permette di toccare le corde più intime, e sogna un mondo in cui degli artisti si conosca solo l’opera e non la faccia, come per gli scrittori di un tempo. Questa allergia per l’estetica patinata lo porta a “svestire” le canzoni fino a renderle ferite aperte, come nel caso della dolorosa e irrisolta Disturbia.

Prodotto con Narduccey, l’album vive di contrasti dinamici dove la melodia arriva sempre prima dell’arrangiamento, dimostrando che per Amado la forma è solo un vestito che può essere cambiato a seconda dell’urgenza del momento. Alla fine, citando Novalis, il suo viaggio attraverso le avanguardie sonore internazionali non è che un continuo ritorno verso casa: un approdo coraggioso che trasforma la solitudine della frontiera in un’eleganza senza tempo, capace di dimenticare il mercato per arrivare dritta al cuore.

 

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