Provincia romagnola, per l’esattezza Forlì. Chitarre ad alta energia e testi senza filtri, con un immancabile richiamo alle sonorità più pop-punk dei primi anni 2000. Sono gli STEREOCOMA, la band che sta costruendo il proprio spazio nella nuova scena emergente italiana e che vede una formazione composta da Alessandro Valentini alla voce, Kevin Raggi alla chitarra elettrica, Tommaso Manni al basso e Riccardo Ravaioli alla batteria.
I quattro hanno già collezionati diversi live e singoli che hanno in comune il racconto di una generazione fatta di contraddizioni, attitudine genuina, caos creativo, oltre alla voglia di autenticità per portare la propria musica fuori dai confini locali.
I brani, pubblicati con l’etichetta indipendente Audiola Dischi, confermano un’identità forte e provocatoria, ma fortemente legata alle emozioni della propria generazione: per farsi un’idea basta ascoltare qualcosina da Monday Blue, che mescola un sound esplosivo a un testo crudo e autoironico per raccontare un lunedì di tequila e notti senza freni, ed una Fomo che non lascia respirare, fino al loro ultimo singolo dal titolo Scomoda.
Li abbiamo intervistati per parlare di live, influenze e quel mix di malinconia ed ironia che permea i loro brani.
STEREOCOMA – L’intervista
Partiamo dal contesto geografico: Forlì ha una storia punk importante, basti pensare ai Naftalina. Quanto la vita in provincia o in una città così tranquilla influenza il vostro modo di scrivere?
Sicuramente non è la vita frenetica di Milano, anche se adesso siamo un po’ dislocati anche lì. Vivere a Forlì ci porta a fare esperienze diverse, forse anche meno dispersive, ma pensiamo più intense. Sicuramente vivere in un posto così tranquillo può inevitabilmente amplificare o ridurre esperienze e sentimenti, e questo finisce alla fine inevitabilmente nei testi.
Passate dall’energia pura di alcuni brani, come Dottore Dottore ad un lato più malinconico come in Pioggia sulle Nike. Come nasce un vostro brano? Arrivate in sala prove con un’idea ben precisa, o c’è un vero caos creativo?
Siamo un buon mix. Sicuramente il caos creativo ci rappresenta di più, però c’è sempre qualcuno che a turno riesce a filtrare tutto e a tirare le somme.
Le cover degli EP hanno uno stile cartoon/fumetto molto forte e colorato, che richiama tra l’altro il pop-punk degli anni d’oro. Vi ispirate a qualcuno o a qualche estetica in particolare? Cosa rappresenta per voi questo genere musicale?
Essendo cresciuti con questo genere, sicuramente ci portiamo dietro moltissime influenze: dai Blink-182 fino ai più recenti come i Neck Deep. Questo è un genere che riteniamo ci rappresenti a pieno ed è anche una delle motivazioni che ci rende così coesi come band.
Parliamo di live. Se poteste scegliere a chi fare da opening act al prossimo concerto, chi scegliereste?
Sicuramente diremmo i Neck Deep!!
Sempre a proposito di live: lo scorso anno avete portato avanti un bel tour, e avete preso parte a vari festival. Ci raccontate un aneddoto che vi portate dietro? Prima di salire sul palco come vi preparate psicologicamente?
Scegliere un aneddoto soltanto è difficile, ma sicuramente essere buttati fuori da un backstage rientra tra quelli memorabili. Prima di salire sul palco invece ognuno ha il proprio rito personale, anche se nessuno di noi lo ammetterà mai.
Per voi scrivere è una terapia personale e uno sfogo, oppure utilizzate la musica come mezzo per portare avanti un messaggio ben chiaro?
Per noi, da come si può intuire anche dai nostri testi, in primis si tratta di uno sfogo. Il messaggio arriva chiaramente di conseguenza. Essere trasparenti e senza filtri per noi viene naturale, alla fine riteniamo sia una necessità.
Oggi l’industria musicale corre veloce. Oltre al merchandising su Bandcamp e ai vari social, quale è la sfida più grande per farvi notare? Avete mai pensato a delle collaborazioni?
Beh, noi in realtà ci abbiamo già pensato, ma al momento sono le collaborazioni che non vogliono noi (ride).
Dopo i singoli degli scorsi mesi, cosa ci aspettiamo dal futuro degli Stereocoma?
Sicuramente direi che siamo sempre in crescita, perciò potete aspettarvi pezzi vissuti, sempre nati da esperienze dirette e raccontati senza filtri. L’obiettivo è tirare fuori il meglio da tutto l’arsenale di brani che abbiamo.
Ultima domanda: se la vostra musica fosse un drink per esorcizzare un Monday Blue, quale sarebbe?
Direi un Gin Tonic. Diciamo che i drink che ci fa il nostro Tommy sono uno dei motori delle serate.
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