Friday in Love 2026 #18 apre le pagelle di giugno con due nuovi album. Ecco Clues di Giuseppe D’Alonzo e Impronte di Human Tapes
FRIDAY IN LOVE 2026 #18
Giuseppe D’Alonzo – Clues
Con Clues, Giuseppe D’Alonzo apre letteralmente il cassetto dei ricordi. Undici brani scritti in gioventù, recuperati e trasformati in un disco che suona come una capsula del tempo: un lavoro eterogeneo, a tratti irregolare, ma proprio per questo autentico.
L’anima del disco sta nel suo oscillare continuo tra rock chitarristico, blues e cantautorato malinconico. Da una parte ci sono pezzi più energici e immediati come Akai Ito, Roll The Dice e In a Chaotic Way, che mostrano il lato più elettrico di D’Alonzo, tra riff classici e un’attitudine quasi da rock da viaggio notturno. Dall’altra emergono momenti più introspettivi come Siviglia, Fade Away e la title track Clues, dove il cantautore rallenta il passo e lascia spazio a una vulnerabilità più scoperta.
Interessante anche il bilinguismo del disco, con italiano e inglese che convivono senza risultare forzati. Certo, a volte si percepisce che i brani arrivano da periodi diversi della vita artistica dell’autore: Clues non cerca una coesione totale e ogni tanto questa natura da raccolta si sente, soprattutto nei passaggi tra i momenti più rock e quelli più soft. Però è anche il suo fascino: sembra davvero di sfogliare un diario musicale.
Avere di già, l’unico brano recente, funziona bene come ponte col presente. Il suo sguardo sui più giovani — schiacciati da ansie e instabilità — aggiunge una dimensione generazionale interessante a un album che altrimenti rischierebbe di restare troppo immerso nella nostalgia.
Non è un disco che reinventa nulla, ma sa essere sincero, vissuto e sorprendentemente umano.
RIYL: Joe Victor, The Rust and the Fury, Andrea Poggio, Guano Padano, Any Other
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Gli Human Tapes confezionano un disco elegante e introspettivo che si muove tra soul, R&B e pop con una sensibilità quasi cinematografica. Impronte è un lavoro coerente, costruito attorno a emozioni sospese, ricordi e fragilità quotidiane, dove più che il colpo immediato conta il clima che ogni brano riesce a creare. Il groove è morbido, gli arrangiamenti curati e la scrittura cerca spesso immagini intime più che slogan da ritornello.