Dai retroscena delle registrazioni ai miti della Britpop era: Kessler e MacBain ricostruiscono la storia degli Oasis attraverso aneddoti, demo perdute e momenti che hanno definito una generazione.
L’annuncio della reunion degli Oasis – conclusa da poco con il live a San Paolo del 24 novembre – non ha soltanto mandato in visibilio milioni di fan in tutto il mondo e rimesso in moto il settore dei concerti dopo anni difficili segnati dalla pandemia: ha anche riportato in libreria una serie di volumi dedicati alla band dei fratelli Gallagher. Tra questi spicca “A Sound So Very Loud – Le storie dietro le canzoni”, firmato dai due ex giornalisti di punta del NME, Ted Kessler e Hamish MacBain, pubblicato in Italia da Giunti.

Pagine Rock #6: A Sound So Very Loud
Il libro è un viaggio ricchissimo nei dischi degli Oasis: gli autori analizzano canzone per canzone, B-side incluse, episodi, aneddoti, curiosità e bizzarrie che hanno coinvolto i membri del gruppo e il loro entourage. Scopriamo, per esempio, come Noel Gallagher abbia composto l’iconica Supersonic – brano che li proiettò sulla scena mondiale – in un tempo che, a detta sua, «è durato quanto una cena cinese per quattro persone». Oppure le difficoltà dell’ex batterista Tony McCarroll nel tenere il tempo durante le registrazioni, problemi che gli costarono in seguito l’allontanamento dal gruppo.
Ampio spazio è dedicato sin dal primo capitolo al primo incontro tra Kessler e i fratelli Gallagher: Noel, con sorprendente fair play, dà ragione al giornalista su alcune critiche rivolte in passato alla postura di Liam sul palco, mentre il minore se la prende… con il cantante dei Ride.
Il volume tocca poi i brani più significativi della band, a partire da Live Forever, forse la canzone che più di tutte incarna lo spirito del gruppo e della loro epoca. Il pezzo fotografava un momento storico preciso: la fine del duro decennio tatcheriano in Inghilterra e l’inizio dell’era definita Cool Britannia, segnata dal rilancio della cultura britannica e dal ritorno delle sue band nel mercato americano. Una stagione che richiamava, per intensità e impatto, l’epopea della British Invasion degli anni ’60.
Il racconto prosegue fino ad arrivare al 1995, anno di uscita del loro album più venduto, What’s the Story (Morning Glory)?, uno dei dischi di maggior successo della storia britannica. Qui nascono inni che hanno sfidato il tempo: l’epica Wonderwall, oggi quasi “odiata” dai fratelli Gallagher perché ogni loro esecuzione viene coperta dal coro del pubblico; oppure la struggente Don’t Look Back in Anger, introdotta dal celebre giro di piano suonato da Paul “Bonehead” Arthurs, omaggio evidente a Imagine di John Lennon. Il libro ricorda anche il ruolo simbolico che il brano ebbe dopo l’attentato alla Manchester Arena del 22 maggio 2017: durante una veglia pubblica, una ragazza iniziò spontaneamente a cantarlo, e in pochi secondi l’intera piazza si unì in un momento di commozione collettiva.
Il racconto passa poi attraverso i lavori successivi, segnati da tensioni interne e abbandoni eccellenti. Da Be Here Now (1997), disco sovraccarico e amato/odiato, al più cupo Standing on the Shoulder of Giants (2000), caratterizzato dall’uscita di Bonehead e Paul “Guigsy” McGuigan, rimpiazzati da Gem Archer e Andy Bell. Tra i momenti più rappresentativi di quel periodo spicca Go Let It Out, singolo apripista del nuovo corso.
Si arriva così alla dolorosa conclusione: lo scioglimento del gruppo, avvenuto il 28 agosto 2009 al festival Rock en Seine di Parigi, dopo l’ennesima lite culminata – secondo le cronache – con Liam che distrugge alcune chitarre appartenenti a Noel.
L’ultimo capitolo, dal titolo emblematico “2020”, racconta un Noel Gallagher in lockdown che rovista in uno scatolone di vecchi CD senza custodia, ritrovando una demo creduta perduta: Don’t Stop, una registrazione grezza che verrà poi pubblicata anni dopo in Council Skies, con i Noel Gallagher’s High Flying Birds. Per molti, in quel momento di incertezza globale, l’uscita di quel brano fu una piccola boccata d’aria. Per altri – come suggerisce l’autore – un vero preludio alla reunion che, anni dopo, si sarebbe finalmente concretizzata.
Emiliano Romanelli
