Immaginate una piazza di paese in una domenica qualsiasi. Le persone arrivano senza essersi date appuntamento, qualcuno porta qualcosa da mangiare, i bambini corrono, gli adulti parlano, la musica arriva da qualche parte. Ora immaginate che non ci sia una banda, mettete dei synth, una cassa dritta e lasciate che quella stessa piazza diventi una piccola pista da ballo. È più o meno lì che abita “Feste di paese”, il nuovo album di Lazzaro, pubblicato per l’etichetta Rizoma.

LAZZARO – Feste di paese
Il titolo è già una dichiarazione d’intenti: non raccontare semplicemente il passato, ma provare a recuperare una forma di socialità che sembra sempre più difficile da incontrare. La festa diventa allora il punto di contatto tra il bambino che eravamo e l’adulto che siamo diventati, tra il desiderio di sentirsi protetti e la necessità di fare i conti con un presente tutt’altro che rassicurante.
Lazzaro non affronta però questa nostalgia con il filtro della malinconia. Al contrario, la mette in movimento. Gli otto brani si muovono dentro un electropop colorato, ironico e fisico, costruendo quella che l’artista stesso definisce una “sagra elettronica”: si balla, si salta, si suda, ma sotto la superficie rimane la consapevolezza che qualcosa si è perso lungo la strada.
È proprio questa convivenza di leggerezza e fragilità a rendere interessante il disco. Lazzaro può parlare di famiglia, provincia e memoria senza trasformare il tutto in una celebrazione nostalgica di un passato idealizzato. Il suo “bimbo interiore” non è un personaggio da proteggere sotto una campana di vetro: è quello che ancora riesce a giocare, ridere, lasciarsi sorprendere e soprattutto stare insieme agli altri.
“Feste di paese” funziona così come una specie di invito. Non a tornare bambini, cosa impossibile e forse nemmeno auspicabile, ma a recuperare quello sguardo capace di riconsiderare le emozioni senza prendersi troppo sul serio. E allora la festa non è più soltanto quella di una volta: è quella che possiamo ancora inventarci adesso.
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