L’equilibrio sospeso di Millepiani: il pop d’autore oltre il disgelo di “Permafrost”

Millepiani - Permafrost

Avevamo ritrovato Millepiani qualche tempo fa con la pubblicazione del singolo Ombre, un brano che consacrava il progetto di Alessandro Pasquali tra le promesse più interessanti dell’alternative rock nazionale. Oggi il cantautore torna sulla scena con Permafrost, un nuovo tassello che si muove in un territorio sospeso tra sentimento, catastrofe e immaginazione cosmica.

Millepiani - Permafrost

Millepiani – Permafrost

Il titolo è un chiaro riferimento a uno dei simboli più cinematici e allarmanti del cambiamento climatico. Il permafrost, che per definizione biologica dovrebbe evocare stabilità e permanenza, diventa qui la metafora perfetta di un equilibrio ormai irraggiungibile.

Sul piano strettamente musicale, il nuovo lavoro di Pasquali si distanzia dalle atmosfere del capitolo precedente, esplorando un’aurora sonora differente: lo spazio si fa più rarefatto, guidato da tessiture acustiche e ritmiche lineari. È interessante notare la fluidità con cui il cantautore riesce a muoversi anche nei territori del pop, qui supportato da un arrangiamento tanto leggero quanto strutturalmente orecchiabile.

Scrivere buona musica leggera non è affatto banale, soprattutto quando si cerca di mantenere credibile il binomio tra testo e tessitura sonora. Millepiani centra l’obiettivo con una disarmante naturalezza. La cifra estetica della sua proposta e le qualità di scrittura ci sono tutte; la sensazione è che la sua fanbase ora si aspetti il passo successivo: un long play capace di consolidare queste intuizioni in un manifesto artistico ancora più concreto.

Emiliano Romanelli

 

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