Youssef De Luna
“Citra Scina” sembra raccontare un luogo dell’anima prima ancora che uno spazio fisico. C’è stato un episodio o un ricordo preciso che ha dato origine al brano, oppure è nato mettendo insieme sensazioni diverse?
È stata una sensazione precisa che ha dato origine al brano, una sensazione fisica: la sensazione che l’amore è la materia di tutte le cose, una forza cosmica che ci anima in ogni fibra del nostro corpo e ci trascina… chissà dove, ma oltre noi stessi.
Nel tuo percorso hai sempre cercato di far convivere radici e contemporaneità. Come riesci a mantenere questo equilibrio senza che uno dei due aspetti prevalga sull’altro?
Le tradizioni, di qualsiasi cultura, mi hanno sempre affascinato. D’altronde se una comunità sceglie di tramandare per decenni – o addirittura secoli – certi ritmi, danze, canti, ricette, storie, significa che sente qualcosa di magico in ognuna di queste cose. Preservare le tradizioni è importante per me non per una questione di identità, ma di magia: attingono a qualcosa di misterioso e vitale, che può dare sempre origine a qualcosa di nuovo. Se ci prendiamo cura delle radici in questo senso, ci tengono ancorate al presente, non al passato.
La terra in cui affondano le radici delle varie culture, poi, è la stessa: è questo che permette loro di contaminarsi e generare altri presenti.
Se chi ascolta “Citra Scina” potesse portarsi a casa una sola emozione o una sola riflessione dopo il primo ascolto, quale speri che sia?
La fiducia in questa forza universale, l’amore, che ci sconquassa da dentro e ci apre al mondo.
Quali sono i tre dischi che, a tuo parere, sono stati fondamentali per il tuo percorso musicale? E per quale motivo?
- Black Sabbath – Master of Reality: per la creatività sconfinata e per la capacità di dar voce all’oscurità.
- Lucio Battisti – Emozioni: per avermi insegnato che orecchiabilità e cantabilità non sono sinonimi di banalità, per l’acume compositivo, gli arrangiamenti, i testi di Mogol che restituiscono immagini nitide e per l’interpretazione viscerale di Battisti.
- Mozart – Sinfonia n. 35 (Claudio Abbado e Orchestra Mozart): per l’esplosione di vita e di gioia.
E, ultima domanda, se fossi un drink quale saresti e perché?
Acqua naturale temperatura ambiente: è la condizione di semplicità e trasparenza a cui miro quando scrivo o sono sul palco.

